circoli PRC dei comuni di:
Albano, Ariccia, Genzano, Nemi, Lanuvio, Velletri, Nettuno, Anzio, Ardea, Pomezia, Castelgandolfo, Marino, Grottaferrata, Frascati, Monteporzio, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora, S. Cesareo, Zagarolo, Cave, Genazzano, Palestrina, Labico, Artena, Colleferro, Segni, Montelanico.
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5/04/2016

Il PRC Castelli, Colleferro, Litoranea, aderisce alla mobilitazione europea StopTTIP


Rifondazione Comunista continua ad opporsi all'approvazione del trattato transatlantico sulla mercificazione delle nostre vite, invita tutti i lavoratori e i cittadini a mobilitarsi insieme a quanti con la Campagna Stop TTIP operano impedirne l’approvazione.
Un muro di segretezza e di silenzio del sistema informativo circonda i temi del trattato.
Dal poco che emerso sappiamo che il Trattato (TTIP) influirà: sulla possibilità di una democrazia piena, sull'equità della giustizia, sulla salubrità dell'ambiente, sul mantenimento di servizi pubblici senza scopo di lucro, limiterà i controlli sulla salubrità dell'agricoltura e del cibo.
Da ciò che sappiamo il TTIP peggiorerà la qualità delle nostre vite.
“La luce che i movimenti Stop TTIP hanno portato sui contenuti del trattato – afferma Marco Bizzoni, segretario della federazione PRC Castelli, Colleferro, Litoranea – stanno spingendo Unione Europea e Stati Uniti ad affrettare la frma dell'accordo. E' necessario perciò manifestare il nostro dissenso di cittadini su un atto segreto, sconosciuto anche dal nostro Parlamento, sulla cui base verrano regolate le nostre vite.”
Il Partito della Rifondazione Comunista, aderisce alla manifestazione di carattere europeo del 7 maggio. Invitiamo tutti gli iscritti, i simpatizzanti, i lavoratori i cittadini a partecipare al corteo di Roma che partirà alle ore 14 da piazza della Repubblica.
Rompiamo il muro del silenzio. perche il diritto di decidere delle nostre vite deve restare nelle nostre mani. 
Ufficio Stampa PRC-Se federazione “Castelli, Colleferro, Litoranea”, prccastelli@hotmail.it

4/12/2016

Referendum Contro le trivelle, Batti il tuo colpo.

Referendum Contro le trivelle.
Ti dicono che è inutile, uno spreco di soldi,
ti dicono di non andare a votare.
NON vogliono che tu pensi di poter scegliere.
Ti vogliono lamentoso e inerte,
ti vogliono fatalista.
Chi pensa che nulla possa cambiare,
chi pensa che tutti siano uguali,
chi pensa che non c'è altro da fare,
Sente le scelte politiche del governo come un naturale evento disastroso.
E' portato a pensare che quelle scelte siano ineluttabili.
Ma quella politica è il frutto di interessi materiali.
Non interessi del Paese, ma interessi dei petrolieri.
Non interessi dei cittadini, ma interessi delle banchieri.
Non interessi dei lavoratori, ma interessi dei padroni.
Se vuoi opporti a tutto questo e non essere mai più suddito,
se vuoi cercare una strada per respingere il fatalismo,
devi diventare protagonista.
Il 17 aprile hai la tua prima opportunità di riprendere a difendere i tuoi diritti.
In primo luogo il diritto di poter decidere.
Con il SI al referendum contro le trivelle,
puoi iniziare ad affermare che, chi governa,
lo deve fare ascoltando e rispettando la volontà sovrana dei lavoratori.
Il 17 aprile può iniziare la riscossa di chi non si sottomette ai voleri dei poteri forti.
Batti il tuo colpo: VOTA SI.
Marco Bizzoni
segretario federazione Castelli, Colleferro, Litoranea

3/12/2016

Sabato 12 a Roma Contro la Guerra

Sabato 12 marzo, a partire dalle ore 16.00 a Roma in PIAZZA DEI CONSOLI vicino a VIA SCRIBONIO CURIONE.
Vi sarà la Manifestazione CONTRO LA GUERRA e L'INTERVENTO MILITARE IN LIBIA.




Care compagne e cari compagni,
 Sabato 12 marzo si svolgeranno in almeno 14 città italiane, mobilitazioni contro la guerra e le politiche securitarie europee, indette dal "Coordinamento Contro la guerra, le leggi di guerra, la Nato" a cui anche il nostro Partito ha aderito. Si svolgeranno manifestazioni in Val di Susa, dove da anni si sperimenta la militarizzazione del territorio per devastarlo, fino in Sicilia da dove partono i droni che potranno bombardare Libia e Siria. E poi a Ghedi, vicino a Brescia, dove si installano ordigni nucleari in spregio al trattato di non proliferazione, alla base dei costosissimi F35 a Novara, alla famigerata base di Camp Derby a Pisa, a Roma davanti al Comando operativo di guerra e ad altri punti significativi della presenza militare in Italia come Napoli, Vicenza e Cagliari. Invitiamo ad un ampia e significativa partecipazione. La ricostruzione di un ampio e inclusivo movimento contro la guerra e per impedire che l’UE contribuisca e giustifichi la proliferazione di confini delimitati da fili spinati e militarizzazione per chi fugge dai conflitti, è elemento essenziale della nostra azione politica. Riteniamo le mobilitazioni del 12 marzo come parte importante di tale articolato percorso.
Rosa Rinaldi (Segreteria Nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea) Stefano Galieni (Responsabile Pace, Immigrazione e Movimenti)

2/29/2016

Costruire il soggetto unitario della SINISTRA (autonomo e alternativo al neoliberismo) a partire dalle liste per le elezioni Amministrative del 2016.


Nei giorni scorsi il Comitato Politico Federale del PRC della federazione Castelli, Colleferro, Litoranea, ha discusso l'indirizzo politico per le elezioni amministrative del 2016. Dopo un lungo e articolato dibattito è emerso il documento che segue:
“Il Comitato Politico Federale del PRC della federazione Castelli, Colleferro, Litoranea, propone ai partiti (SEL, Altra Europa con Tsipras, Possibile, Futuro a Sinistra, PCdI, Verdi) e movimenti della sinistra attivi a livello locale, alle associazioni, ai singoli militanti di ogni provenienza (sociale, sindacale, di movimento) di costruire insieme liste unitarie, autonome e, tenendo conto delle specificità locali, alternative alle politiche liberiste, antidemocratiche ed antipopolari del governo Renzi nei comuni di: Marino, Rocca di Papa, Ariccia, Genzano, Nettuno, Rocca di Cave che nel 2016 saranno chiamati a rinnovare le proprie amministrazioni.
La proposta del PRC non è limitata alla costruzione di liste che siano la somma dei soli soggetti politici proponenti, ma è orientata, anche dove non si andrà al voto, alla costruzione di una nuova soggettività della Sinistra che veda operare insieme militanti di partito, militanti della sinistra sociale e cittadini, nella costruzione di proposte concrete per i nostri territori. Il traguardo è creare una proposta politica schierata ma capace di rappresentare chi ha perso fiducia nel voto come strumento di cambiamento.
Le vicende delle ultime elezioni amministrative hanno mostrato l'impossibilità di poter utilizzare le primarie all'italiana come strumento democratico di selezione dei candidati Sindaci. In diversi casi vari gruppi di potere le hanno sfruttate da per designare candidati graditi attraverso una preponderanza economica che gli ha permesso di portare al voto delle Primarie riconosciuti elettori di centrodestra o sottoproletariato migrante. Il PRC, consapevole dell'inquinamento democratico che generano, rifiuta lo strumento Primarie come mezzo di scelta del candidato sindaco e, pertanto, non sarà mai disponibile a partecipare, in nessun comune, alle Primarie.”

2/15/2016

Per un Soggetto della SINISTRA unitario, plurale, alternativo al neoliberismo e partecipato

Marco Bizzoni*

 La proposta del PRC, per tutta la sinistra, è quella della costruzione di un nuovo soggetto unitario della sinistra che sia inclusivo, aperto, non ideologico.
Un soggetto che coinvolga tutte le realtà organizzate che operano contro le politiche neoliberiste.
Un soggetto che permetta ai cittadini aderenti, che non si riconoscono in nessuna organizzazione politica, di poter partecipare e decidere sulle decisioni politiche, senza padroni dall'alto che stabiliscano su che cosa sia possibile o meno esprimersi.
La Politica, da cosa loro, della casta presente in Parlamento: PD, Berlusconi, Meloni, Salvini, M5S, deve tornare ad essere strumento nelle mani dei cittadini che la usano per modificare in meglio le nostre vite collettive. 
*segretario PRC federazione Castelli, Colleferro, Litoranea

1/13/2016

Prc - Rafforzare il partito e rilanciare il processo di costruzione del soggetto unitario della sinistra.

Il processo di costruzione del un soggetto unitario della sinistra ha subito una battuta d’arresto. Questa è dovuta alla scelta di SEL/Sinistra Italiana di anteporre e contrapporre la costruzione di un nuovo partito della sinistra a quella del soggetto unitario della sinistra antiliberista. Questa scelta di costruire il proprio partito invece del processo unitario non ha evidentemente solo un risvolto organizzativo ma anche politico nella riproposizione di una definizione ambigua sul piano della collocazione europea così come su quello nazionale: le vicende legate alle elezioni amministrative, in cui spicca il caso milanese e recenti prese di posizione di SEL che, al fine di riconsiderare la propria collocazione in merito alle elezioni amministrative apre un’interlocuzione nazionale con il governo, ne sono una testimonianza chiara.
In questo contesto è ancora più importante il risultato della Consultazione tra gli iscritti e le iscritte di Rifondazione Comunista che hanno approvato con una percentuale superiore al 70% l’indirizzo politico fondato sulla proposta di costruzione di un soggetto unitario della sinistra e di rilancio di Rifondazione Comunista. Con oltre 5000 voti, la consultazione segnala una buona partecipazione – hanno partecipato il doppio dei compagni e delle compagne che avevano partecipato alla consultazione sulla costruzione della lista “l’altra Europa con Tsipras” alle elezioni europee – che ci parla della voglia di partecipazione e della vitalità del nostro partito.
Il compito di Rifondazione Comunista è quindi il rilancio del nostro progetto politico basato sulla proposta unitaria e sul rafforzamento del partito. Per noi questi due compiti non solo non sono contraddittori ma si qualificano a vicenda: il partito senza la proposta unitaria si ridurrebbe ad una prospettiva settaria ed inefficace, un processo unitario fondato sullo scioglimento dei comunisti si qualificherebbe come una riedizione dell’Occhettismo. Siamo orgogliosamente comunisti e comuniste: proprio per questo convintamente unitari e unitarie.

Il percorso unitario
La battuta d’arresto sancita dal fallimento del tavolo della sinistra ci chiede di esplicitare con maggior forza e chiarezza la nostra proposta politica. Il progetto unitario, così come l’abbiamo proposto nel Congresso di Perugia e confermato nella consultazione, non è un obiettivo semplice ma terreno di lotta politica che dobbiamo praticare con spirito unitario e con determinazione.
Riteniamo infatti che la crisi del capitalismo e le politiche neoliberiste espresse dalle classi dominanti e dai governi e livello europeo ed italiano portino alla barbarie. Contro questa barbarie è necessario dar vita ad un soggetto politico antiliberista di sinistra, che si ponga l’obiettivo aggregare forze, costruire conflitto e quindi di costruire una alternativa di governo nel paese ed in Europa.
Un simile obiettivo richiede la capacità di produrre un’accumulazione di forze tali da essere incompatibile con la mera coalizione elettorale o con una federazione. Queste forme politiche infatti non danno vita ad uno spazio pubblico condiviso, non sono in grado di costruire una azione politica quotidiana e non sono adeguate a valorizzare l’apporto degli uomini e delle donne che su tale prospettiva vogliono impegnarsi.
Un obiettivo di questa natura richiede la costruzione di un soggetto unitario definito in modo assai preciso nella prospettiva politica ma a “bassa soglia d’accesso” sul piano ideologico, in grado di diventare uno spazio pubblico: la casa comune dalla molteplicità delle forme dell’agire politico, delle culture politiche e delle identità esistenti nel campo antiliberista della sinistra, dei movimenti, del conflitto sociale. Noi vogliamo contribuire alla costruzione di un soggetto unitario definito da un progetto chiaramente articolato sul terreno politico-programmatico, finalizzato a costruire un consenso crescente ed un’aggregazione di forze sufficiente a produrre qui ed ora una proposta di governo alternativa all’esistente, capace di promuovere campagne di massa, mobilitazione e azione sociale, conflitto, di suscitare partecipazione e protagonismo.
Per quanto riguarda il profilo generale del soggetto unitario da costruire, non ci sono a nostro avviso oggi le condizioni per una fondazione ideologico-identitaria assimilabile a ciò che ha costituito il fondamento dei partiti nella storia del ‘900. Questo per due ordini di motivi.
In primo luogo non esiste oggi una cultura politica egemone né una elaborazione compiuta all’altezza del livello dello scontro in grado di candidarsi a rappresentare una sintesi unificante del complesso delle forze che si oppongono al liberismo. La pluralità dei punti di vista e delle soggettività che vivono nel campo dell’alternativa non può ridursi alla riproposizione di un “partito monoteistico” come se nulla fosse.
In secondo luogo le forme concrete dell’opposizione alle politiche neoliberiste sono assai variegate, sia per quanto riguarda le pratiche che le culture. Questa articolazione non rappresenta a nostro avviso un fatto negativo ma parla – sia pure in modo contraddittorio – della ricchezza potenziale di una soggettività antagonista da aggregare rispettando e valorizzando questa pluralità. La destra risolve il tema dell’unità attorno alla ricerca dell’uomo della provvidenza. La sinistra non può scimmiottare questa pratica o riproporre scorciatoie organizzativistiche di tipo partitico che non permettono di valorizzare appieno i diversi percorsi in cui si esprimono le soggettività alternative e non rispondono quindi alla necessità di “costruire coalizione”.
La costruzione di un soggetto unitario della sinistra in Italia si deve quindi caratterizzare come terreno di ricerca aperto, come avviene in molti altri paesi, come dimostra la presenza molto rilevante, forse maggioritaria, di esperienze costitutivamente segnate dal pluralismo, tanto in Europa che a livello internazionale.
Per questo riteniamo che il soggetto unitario a cui dobbiamo dar vita noi proponiamo che debba individuare nella lotta e nella costruzione di una alternativa al neoliberismo il proprio obiettivo, debba essere alternativo agli altri poli politici presenti sulla scena, debba riconoscere il pluralismo delle culture, delle identità e delle appartenenze come fatto fisiologico e costitutivo della propria esistenza. A partire da questi presupposti il soggetto unitario deve strutturarsi in forme completamente democratiche: adesione individuale, piena sovranità degli iscritte e degli iscritte sugli organismi dirigenti e sulla definizione dell’indirizzo politico in base al principio “una testa un voto”.
L’unità e il carattere plurale del soggetto da costruire sono le basi per dar vita ad un processo costituente vero, per costruire una coalizione che innovi sul piano del progetto politico come delle forme dell’organizzazione. La necessità di superare gli attuali steccati della sinistra, di dar vita ad percorso di aggregazione effettivamente innovativo, ci chiedono un salto di qualità nell’elaborazione e nella proposta, ci obbligano alla ricerca di una forma nuova dell’agire politico evitando la pigrizia della riproposizione della forma partito classica anche quando questa viene motivata con le suggestioni nuoviste che già tanti danni hanno prodotto.
A tal fine riteniamo necessario contribuire, nel rapporto con tutte le forze interessate a questa prospettiva unitaria – a partire dall’Altra Europa con Tsipras” – a dar vita ad iniziative territoriali che ripropongano e qualifichino il tema del percorso costituente di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra antiliberista. Si tratta di partire dal documento “Noi ci siamo. Lanciamo la sfida” – che costituisce il punto più avanzato sin quei prodotto sul terreno unitario – per portare nel paese quella discussione che nel chiuso delle stanze romane ci ha portato ad un empasse senza sbocchi.
Parallelamente riteniamo necessario impegnare tutto il partito nella costruzione di liste unitarie della sinistra, alternative al PD, in tutte le elezioni amministrative di primavera. Si tratta di dar vita a coalizioni ampie e plurali che a partire dalle forze di sinistra, ambientaliste, laiche, libertarie, sappiano aggregare il complesso delle forze civiche democratiche, chi si batte per i beni comuni, gli uomini e le donne che vogliono contrastare il degrado delle loro città indotto dalla crisi e dalle politiche neoliberiste. Proprio perché vogliamo dar vita al processo costituente di una sinistra unitaria, riteniamo decisiva la presentazione nelle prossime amministrative di liste unitarie che esprimano sul territorio la volontà del cambiamento, contro le politiche del governo. Su questo aspetto esistono positive contraddizioni anche all’interno di SEL – Sinistra Italiana e noi siamo impegnati a sostenere nelle diverse città le candidature unitarie che esprimono una collocazione alternativa al PD ed aperta ai conflitti sociali. Riteniamo infatti che la costruzione e il successo di liste unitarie di sinistra nelle elezioni amministrative possano anche costituire un positivo elemento nel rilancio del processo unitario della sinistra. In terzo luogo riteniamo necessario operare da subito alla costruzione di comitati unitari sui referendum. In primavera vi saranno varie raccolte di firme per dar vita a referendum – dalle questioni della democrazia, alla scuola, dalle questioni ambientali a quelle del lavoro – e in data da definirsi vi sarà anche la votazione referendaria sulla manomissione della Costituzione. Su tutti questi terreni dovremo operare per costruire il massimo di mobilitazione e pratica unitaria affinché il complesso delle campagne referendarie si configuri come un percorso di costruzione di una opposizione e una alternativa da sinistra alle politiche del governo Renzi.
Da ultimo ma non meno importante, riteniamo necessario operare per la costruzione di un nuovo movimento pacifista contro a la guerra. Per questo parteciperemo il 16 p.v. alle mobilitazioni indette contro la guerra in occasione dell’anniversario della guerra in Iraq e operiamo in relazione con il mondo dell’associazionismo per la costruzione di spazi di riflessione e mobilitazione.


Il rafforzamento del partito

Il rafforzamento di Rifondazione, oltre alla cura del funzionamento normale dell’organizzazione, deve basarsi su tre filoni principali di lavoro.
In primo luogo l’utilità sociale del partito. Oltre alla partecipazione alle iniziative politiche unitarie di cui abbiamo parlato prima, è necessario rafforzare la presenza del partito all’interno dei conflitti sociali. La situazione non vede un conflitto dispiegato ma è tutt’altro che pacificata e le lotte sulle questioni dell’occupazione, dell’ambiente e della difesa del welfare sono quotidiane. Anche sul tema della pace comincia ad esserci una ripresa di attenzione e mobilitazione. Occorre curare con maggiore attenzione la nostra partecipazione ai conflitti e il necessario lavoro di unificazione degli stessi. In questo quadro occorre rilanciare con forza la campagna “i soldi ci sono” che è finalizzata ad un obiettivo fondamentale: la crisi attuale non ha nulla a che vedere con la scarsità ma piuttosto con la cattiva distribuzione della ricchezza, del lavoro e del potere. La patrimoniale, l’abolizione della riforma Fornero, il Piano per il lavoro, lo sforamento dei vincoli europei al fine di sviluppare welfare e intervento pubblico in economia sono tutti punti su cui occorre costruire un senso comune di massa che sconfigga la vulgata secondo cui “mancano i soldi”.
In secondo luogo occorre riprendere in modo più allargato il lavoro di elaborazione sulla rifondazione comunista. Il 21 gennaio prossimo si terrà a Livorno un Convegno su “La nostra storia e l’attualità del comunismo” ed invitiamo i gruppi dirigenti a curare la partecipazione allo stesso. Questo convegno non vuole essere solo una occasione per ricordare la nostra storia ma vuole essere il punto di partenza per la ripresa di una riflessione forte sull’attualità del comunismo come risposta positiva alla barbarie e alla crisi del capitale. La nostra esistenza come partito della Rifondazione Comunista non è un fatto burocratico o puramente organizzativa ma ha senso nella misura in cui sappiamo far vivere la proposta e la prospettiva comunista nel vivo delle contraddizioni e dei conflitti sociali. Riprendere una riflessione di fondo sull’attualità del comunismo è parte integrante di questo nostro impegno e delle ragioni per cui facciamo politica. Non si tratta di solo di potenziare l’attività di formazione – cosa pure necessaria e su cui richiamiamo l’attenzione dei gruppi dirigenti provinciali e regionali – ma di riaprire una discussione sui nodi di fondo della nostra proposta politica, delle ragioni dell’essere comunisti e comuniste oggi.
In terzo luogo occorre rafforzare il Partito a partire dalla cura dei gruppi dirigenti, dal tesseramento e dall’autofinanziamento.
A questo riguardo l’ufficio organizzazione ha cominciato un lavoro utile di ripresa di relazioni stabili tra i diversi livelli del partito, lavoro che occorre potenziare anche attraverso la costruzione di appositi strumenti di circolazione delle informazioni.

Per quanto riguarda l’autofinanziamento, oltre alla di questo aspetto per il finanziamento dell’attività del partito a livello locale, è assolutamente necessario rilanciare la campagna di sottoscrizione attraverso i RID, in modo da garantire un minimo di risorse per la vita del centro nazionale. Il positivo risultato ottenuto attraverso il 2 per mille, che ci parla con oltre 46.000 sottoscrizioni, di una simpatia verso il nostro partito che permane nonostante l’oscuramento mediatico a cui siamo sottoposti, non è infatti sufficiente a coprire le spese necessarie per tenere in vita il partito e per coprire i debiti accumulati nel corso degli anni.
Per quanto riguarda la campagna di tesseramento del 2016, proponiamo che venga lanciata con iniziative pubbliche nella settimana dall’8 al 14 febbraio. Le iniziative sul tesseramento ovviamente presentare il nostro progetto politico: la costruzione della sinistra antiliberista e l’attualità del comunismo per uscire dal Capitalismo in crisi. Dovranno quindi sottolineare l’utilità di Rifondazione Comunista nella battaglia contro le politiche di austerità di cui la campagna “i soldi ci sono” è parte costitutiva.

Documento approvato dalla Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista del 10 gennaio 2016

1/12/2016

Se vuoi la pace prepara la pace

Il 16 gennaio a Roma contro la guerra, ore 15 piazza Essquilino.
Rifondazione aderisce alle manifestazioni contro la guerra del 16 gennaio
Il Partito della Rifondazione Comunista aderisce alle manifestazioni contro la guerra indette per il 16 gennaio dall’Assemblea Eurostop.
I 25 anni che ci separano dalla prima guerra del golfo sono stati anni di guerra permanente, con un escalation che continua a salire negli anni.
Dopo l’attacco all’Iraq del 1991,infatti, decine sono i conflitti che si sono succeduti e quelle aree del mondo sono state trasformate in un mattatoio. Il tentativo da parte degli USA e della NATO di creare un nuovo ordine mondiale unipolare ha dato vita a scontri sempre più gravi in cui il nostro Paese è direttamente e indirettamente coinvolto.
Per noi la lotta per la pace è il fondamentale punto di partenza per mettere in discussione lo stato di cose presenti, dove la guerra non è altro che il barbarico prolungamento delle ingiustizie sociali e dei conflitto per l’accaparramento delle risorse naturali. Per questo è necessario rilanciare una larga mobilitazione di massa contro la guerra, di cui anche il terrorismo dell’Isis è parte, che sconfigga il clima di paura, la militarizzazione dei nostri Paesi, la passivizzazione sociale ed il dilagare della xenofobia.
CONTRO LA GUERRA E LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLE MISSIONI BELLICHE PER I DIRITTI DEI POPOLI E PER LA DEMOCRAZIA
Rifondazione comunista il 16 gennaio sara’ in piazza.

La segreteria nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

1/08/2016

Il lavoro è dignità!

 di Marco Bizzoni*

Secondo Renzi il dato sulla disoccupazione all'11,3%, divulgato dall'ISTAT è la dimostrazione che il #jobsact funziona. Dimentica di dire che quel dato riporta l'occupazione semplicemente al livello del 2012 quando già vi era stato un crollo degli occupati. Dimentica di dire quella percentuale è il risultato anche del fatto che molte persone che hanno perso il lavoro, sfiduciate e scoraggiate, hanno smesso di cercarlo. Non si è accorto che molte aziende stanno delocalizzando la loro produzione in altri Paesi lasciando il loro marchio in Italia per poter dire che i loro sono prodotti “Made in Italy”. Non si è accorto che i nuovi lavori prodotti dal jobs act non sono altro che la trasformazione e l'emersione di rapporti di lavoro già esistenti, che in tal modo vengono ufficializzati burocraticamente ma non tutelati legislativamente. Non è un caso che oggi i padroni si permettano di portare il loro attacco al cuore del sistema delle relazioni tra lavoratori e aziende licenziando un delegato sindagale mentre è impegnato nel definire la trattativa contrattuale. Il messaggio intimidatorio è chiaro ed è rivolto a tutti i lavoratori “neoassunti” con il jobs act a tutele “perdenti”. Insomma difronte a quello che per chi lavora è uno sfacelo che travolge le proprie vite, l' effettiva possibilità di avere un reddito, la stessa dignità di persone, il governo Renzi ci racconta che “L'Italia (..) riparte dal lavoro #lavoltabuona”. Sembra di sentire la vecchia barzelletta in cui il medico, riferendo ai familiari l'esito dell'operazione, affermava: “l'operazione è riuscita perfettamente, purtoppo, il paziente è morto.”

* segretario PRC della federazione "Castelli, Colleferro, Litoranea"

12/13/2015

Rilanciamo dal basso la costruzione del nuovo soggetto della sinistra

Care compagne e cari compagni,

la riunione di venerdi 11 u.s. del tavolo delle forze di sinistra che avevano sottoscritto il documento “noi ci siamo. Lanciamo la sfida” si è risolta con una rottura che ha impedito di procedere alla convocazione dell’Assemblea unitaria del 15/17 gennaio, come era previsto dal documento unitario e come noi abbiamo riproposto.
Dopo settimane di discussioni ci siamo infatti trovati dinnanzi alla comunicazione dell’intenzione da parte di coloro che fanno parte di Sinistra Italiana di anteporre la costruzione di un nuovo partito di sinistra – con la richiesta di sciogliere tutti i partiti esistenti come condizione di partecipazione alla costruzione del nuovo partito - alla proposta su cui avevamo lavorato per mesi di dar vita ad un processo unitario per un nuovo soggetto politico. 
In questo contesto non ci siamo opposti al fatto che le forze che hanno dato vita a Sinistra italiana decidessero di trasformarsi in un partito. Abbiamo detto con forza che questa eventualità non doveva cancellare o spostare alle calende greche l’esigenza prioritaria e centrale di costruire un soggetto unitario di tutte e tutti. Per questo abbiamo riproposto la necessità di dar vita all’assemblea del 15/17 gennaio – come previsto dal documento sottoscritto unitariamente da tutte le forze della sinistra – al fine di far partire un soggetto unitario della sinistra che comprendesse tutte e tutti: singoli uomini e donne come partiti, associazioni, comitati. Non è stato però possibile trovare un punto di mediazione vista la volontà di chiudere il percorso in un nuovo partito. In quel contesto anche il documento che Act ha presentato all’inizio della riunione non poteva svolgere il ruolo di mediazione che pure si prefiggeva.

La riunione si è quindi divisa sull’alternativa tra fare un nuovo partito o invece costruire un soggetto unitario di cui possano far parte tutte e tutti coloro ritengano necessario sconfiggere il neoliberismo.

Perché non condividiamo l’idea di fare un nuovo partito.

Oggi l’urgenza è quella di aggregare forze per sconfiggere il neoliberismo che viene impersonato sul piano politico tanto dal centro destra quanto dal centro sinistra. Il neoliberismo sta portando l’Italia, l’Europa e il mondo alla catastrofe sociale ed ambientale e sta tragicamente riproponendo la guerra come modalità di soluzione dei problemi della crisi economica. E’ un neoliberismo barbarico contro cui occorre costruire un fronte ampio in grado di individuare obiettivi concreti ed auspicabili per la maggioranza delle popolazione. Per questo serve un soggetto politico a “bassa soglia di ingresso”, che unisca ciò che il neoliberismo divide. Per questo abbiamo addirittura parlato di un CLN contro il liberismo: occorre aggregare forze, lotte e volontà senza pensare di mettersi a fare l’analisi del sangue a chi dobbiamo aggregare. Questo per avere la forza sufficiente per fermare il neoliberismo. Occorre costruire un punto di riferimento che sia in grado di essere percepito come proprio da coloro che vengono danneggiati dalle politiche neoliberiste. Dagli operai che perdono il posto di lavoro ai giovani condannati ad una vita di precarietà e disoccupazione, ai risparmiatori truffati dalla banche.
In questo contesto l’idea di fare un nuovo partito al posto del soggetto unitario è sbagliata e non risponde alla necessità di costruire una alternativa di governo al disastro che Renzi a Salvini stanno producendo.

Le forze che si oppongono da sinistra al neoliberismo sono assai variegate e articolate. Questo non solo in Italia ma in tutta Europa. Nella stessa America Latina molte esperienze – dall’Uruguay alla Bolivia – sono basate proprio sulla capacità di unire in un percorso comune singole persone e il complesso delle aggregazioni sociali, culturali e politiche che in forme di verse combattono il neoliberismo. Questa situazione la si può valutare come si vuole ma costituisce un fatto con cui fare i conti. Per costruire una forza politica efficace per sconfiggere il neoliberismo occorre quindi darsi una struttura organizzativa che permetta la partecipazione di tutti i soggetti – individuali e collettivi – e che adotti forme di organizzazione in grado di aprirsi alle diverse esperienze.

Inoltre non esiste alcun presupposto per fare un partito unico della sinistra. I partiti sono nati storicamente su ipotesi forti, storicamente fondate. E’ stato così per le grandi correnti storiche: per i comunisti, i socialisti, i democristiani, i liberali, etc. E’ stato così per lo stesso PDS di Occhetto nato dall’idea che il comunismo era finito o per Rifondazione Comunista, nata dall’idea di rifondare la prospettiva politica comunista nel nuovo capitalismo neoliberista e facendo fino in fondo i conti con lo stalinismo. Oggi non esiste già bella pronta un’idea forza unificante di tutti coloro che vogliono sconfiggere il neoliberismo. Esiste una ricca pluralità di pratiche, aggregazioni e volontà individuali che devono trovare un comune campo di iniziativa politica e uno spazio pubblico di confronto per costruire una nuova idea forza che faccia i conti con gli enormi disastri prodotti dal capitalismo neoliberista. Per questo abbiamo proposto un soggetto politico unitario della sinistra antiliberista che si concentrasse e facesse iniziativa politica sul 90% delle cose che ci uniscono e lasciasse fuori dalla porta il 10% che ci divide.  

Per questo la nostra proposta in questi anni come oggi è sempre stata quella di dare vita ad un soggetto politico unitario della sinistra che si ponesse l’obiettivo di diventare un soggetto di popolo, che si rivolgesse a quella maggioranza della popolazione che viene oggi defraudata dalle politiche di Draghi e della Merkel. Per questo motivo abbiamo partecipato convintamente all’Altra Europa con Tsipras, a partire dalle elezioni europee e in tutta la fase successiva, ne abbiamo condiviso le prese di posizioni e le proposte e consideriamo indispensabile e centrale il suo ruolo nella fase attuale.
Per esplicitare concretamente come pensiamo di costruire questo soggetto abbiamo inviato mercoledì 9 dicembre u.s. a tutti gli esponenti del tavolo della sinistra una proposta concreta che qui di seguito riproduciamo. Come si vedrà non si tratta della proposta di fare una federazione o un cartello elettorale, ma della proposta di un soggetto unitario vero e plurale, di tutta la sinistra antiliberista.

PER UNA SINISTRA UNITARIA

"Questa nota ha l’obiettivo di affrontare alcuni nodi politico organizzativi, non trattati esplicitamente nel testo “Noi ci siamo, lanciamo la sfida”, che per il resto viene integralmente richiamato e considerato il punto fermo da cui far partire il percorso unitario. L’obiettivo che ci guida è quello di superare in avanti la polarizzazione che ha contraddistinto il nostro confronto nell’ultimo periodo, convinti come siamo della necessità e dell’urgenza di dar vita al percorso costituente di un soggetto unitario della sinistra.
Come abbiamo comunemente affermato è necessario costruire un soggetto politico di sinistra, antiliberista, che si ponga l’obiettivo di costruire una alternativa di governo nel paese ed in Europa. 

Un obiettivo di questa natura richiede la capacità di produrre un’accumulazione di forze tali da essere incompatibile con mere coalizioni elettorali o federative: Queste non costruiscono uno spazio pubblico condiviso, non sono in grado di dar vita ad una azione politica continuativa e non sono capaci di valorizzare l’apporto degli uomini e delle donne che su tale prospettiva vogliono impegnarsi.
Un obiettivo di questa natura richiede la costruzione di un soggetto unitario a “bassa soglia d’accesso”, capace di costruire uno spazio pubblico: la casa comune della molteplicità delle forme dell’agire politico e della molteplicità delle culture politiche esistenti nel campo antiliberista di sinistra. Un soggetto unitario definito da un progetto chiaramente articolato sul terreno politico-programmatico, capace di aggregare forze, agire il conflitto e creare consenso al fine di produrre- qui ed ora - un’alternativa politica e sociale per il Paese.
Inoltre non ci sono a nostro avviso oggi le condizioni per una fondazione ideologico-identitaria assimilabile a ciò che ha costituito il fondamento dei partiti nella storia del ‘900. Si tratta di un terreno di ricerca aperto non solo nel nostro paese, come dimostra la presenza molto rilevante, forse maggioritaria, di esperienze costitutivamente segnate dal pluralismo, tanto in Europa che a livello internazionale. 

Il soggetto politico della sinistra dunque per noi:
-si definisce sul terreno politico-programmatico e non ideologico-identitario;
-costruisce un nuovo spazio pubblico per tutte e tutti coloro che vorranno farne parte – non un accordo pattizio tra soggetti organizzati - definito dal principio “una testa, un voto”; 
-sviluppa un’iniziativa costante sui propri obiettivi, non circoscritta al momento elettorale, al fine di determinare l’accumulazione di forze necessarie al loro raggiungimento;

Per questo il soggetto politico:

- si dà un manifesto politico (carta dei valori o degli impegni) che declina il testo che abbiamo condiviso, definendo la propria identità, il proprio modo di essere ed il proprio campo di azione sul terreno politico-programmatico. Questo dovrebbe avvenire già a partire dalla prossima assemblea, validato da tutti i partecipanti e costituire il fondamento del soggetto politico unitario. 
- si dà un nome ed un simbolo decisi attraverso il referendum tra tutte e tutti coloro che aderiranno al progetto
- decide in maniera partecipata uno statuto per regolare la sua vita interna, tale da essere il più possibile inclusivo, partecipativo, aperto alle relazioni con i soggetti individuali e collettivi che ne condividano il progetto
- si dota di un programma di governo da costruire processualmente dentro una discussione partecipata. La costruzione del programma potrà avere una prima tappa di verifica nell’assise in cui il soggetto verrà effettivamente costituito.
Si tratta dunque di un soggetto politico che sviluppa a tutti i livelli una azione finalizzata all’allargamento del consenso per realizzare il proprio programma e che conseguentemente si struttura sui diversi livelli in cui si svolge normalmente il lavoro e il confronto politico.

Per quel che riguarda lo Statuto riteniamo che esso dovrebbe:

-fissare che l’adesione sia individuale;
-definire la piena autonomia e sovranità delle iscritte e degli iscritti sull’indirizzo politico e programmatico, secondo il principio una testa un voto;
-definire la piena sovranità delle iscritte e degli iscritti sulla definizione degli organismi dirigenti ad ogni livello, fissando eventualmente un mix di derivazione congressuale e di derivazione territoriale: 
-definire gli ambiti in cui assumere le decisioni con maggioranze qualificate, declinando in questo modo il metodo del consenso; 
-prevedere esplicitamente il ricorso all’istituto del referendum tra le iscritte e gli iscritti - sia propositivo che confermativo -  attivabile sia dal gruppo dirigente che dalle iscritte e iscritti medesimi. In particolare l’istituto referendario dovrebbe essere previsto come strumento per dirimere i dissensi all’interno del gruppo dirigente qualora questi si presentino.
-prevedere strumenti e momenti di partecipazione on line mediante la costruzione di una piattaforma digitale, definendone ruolo e poteri decisionali sui livelli istituzionali e sul programma politico.
-attivare Forum tematici permanenti aperti a soggetti esterni individuali e collettivi (a solo titolo esemplificativo: Economia, lavoro, welfare; Ambiente, territorio, beni comuni; Mezzogiorno; Europa e relazioni intra Ue; Migranti e mediterraneo; Conoscenza e Cultura; Democrazia, diritti civili; Nuove forme della politica e pratiche mutualistiche; Pace e relazioni con le più significative esperienze internazionali extra UE) 
-riconoscere i soggetti collettivi che si riconoscano nell’azione del soggetto unitario e la non incompatibilità della doppia appartenenza. Tali soggetti collettivi – di qualsiasi natura essi siano (partiti, associazioni, comitati, sindacati, etc.) - devono impegnarsi a non presentarsi autonomamente alle elezioni e a non assumere posizioni politiche pubbliche contrastanti i principi etici e fondativi del soggetto unitario. 
-definire l’incompatibilità per coloro che fanno parte di organismi esecutivi (segreterie) dei soggetti collettivi che si riconoscono nel soggetto unitario, con la presenza negli esecutivi e nel ruolo di rappresentanza istituzionale del soggetto unitario.
Senza entrare in ulteriori elementi di dettaglio, terminiamo qui queste brevi note con l’augurio che possano delineare un positivo terreno di confronto attraverso cui individuare una strada innovativa per costruire il soggetto unitario della sinistra."

Com’è evidente dall’esito delle riunione di venerdì questa base di discussione è stata rifiutata in nome dell’esigenza di fare un altro partito.

Che fare.

Noi riteniamo che l’esigenza di dar vita ad un soggetto unitario della sinistra antiliberista non solo non venga meno dopo questa battuta d’arresto ma sia oggi più necessaria che mai. Riteniamo che il lavoro fatto in questi anni e in questi mesi vada proseguito e rilanciato perché si tratta di una prospettiva strategica che riguarda l’efficacia della nostra azione politica e cioè la possibilità di aggregare le forze sufficienti a sconfiggere il neoliberismo. 
Noi proponiamo quindi che la proposta di costruire un soggetto unitario autonomo ed alternativo al PD sia rilanciata sui territori e nella nostra azione politica. Pensiamo che questa proposta riguardi in primo luogo l’Altra Europa che fino in fondo si è spesa per una soluzione unitaria, le forze presenti al tavolo, coloro che ne sono usciti – come Civati – e che riguardi soprattutto il complesso delle persone che in mille modi diversi e con mille aggregazioni diverse si stanno opponendo alla barbarie neoliberista.
Per questo riteniamo che la consultazione in corso in queste settimane non solo vada confermata ma abbia ragioni in più. Dobbiamo discutere nel partito e indicare chiaramente la prospettiva politica in cui ci vogliamo muovere: rafforzare Rifondazione Comunista nel contesto della costruzione di un soggetto unitario della sinistra antiliberista.

Per questo proponiamo di rilanciare dal basso la costruzione di questa strada a partire dalle città in cui si andrà al voto dando vita a liste unitarie di sinistra alternative al PD, costruite in forme democratiche e partecipate, che aggreghino il complesso delle donne e degli uomini, e dei soggetti politici organizzati disponibili a praticare sul territori questa prospettiva.
Parallelamente avanziamo a tutte le donne e gli uomini interessati, a tutti i soggetti sociali, politici e culturali interessati, la proposta politica di costruire un percorso di aggregazione della sinistra antiliberista che abbia le caratteristiche sopra delineate di unità, pluralità, apertura.
Questa proposta riguarda tutti e tutte, anche coloro che ieri hanno anteposto un loro progetto politico particolare alla prospettiva unitaria. Riguarda tutti e tutte perché solo un soggetto unitario e plurale potrà determinare quel salto di qualità, quel punto di riferimento per chi oggi vive nella solitudine e nella disperazione i drammatici effetti delle politiche liberiste.

La segreteria nazionale di Rifondazione Comunista 
12/12/15

12/02/2015

Costruire la sinistra: "Noi ci siamo"


Scuola, Lavoro, Costituzione, abbattiamo le politiche antipopolari del governo Renzi

 Albano, PRC-SE: “Verso i referendum su Costituzione, scuola, lavoro”

“Costituzione, scuola, lavoro, costruiamo comitati referendari contro le politiche di Renzi” è il tema dell'incontro promosso dal Partito della Rifondazione Comunista federazione Castelli, Colleferro, Litoranea che si svolgerà ad Albano Laziale venerdì 11 dicembre alle ore 17,30, presso la sala Vespignani.
Questi sono i principali ambiti in cui si è attivato in questi due anni il “fare” del governo Renzi. Il risultato che emerge dalla legislazione proposta dal governo è meno democrazia, meno diritti, meno servizi pubblici. Al contrario i successi renziani sulla riforma della Costituzione, sul Jobs Act e sulla “buona scuola” mostrano per intero il loro carattere di classe. La democrazia diviene un simulacro liberale in cui ciò che predomina non è più la sovranità del popolo ma la volontà del Governo. I lavoratori sono stati ridotti a pura merce subordinata totalmente alla volontà dell'azienda. La scuola è stata irregimentata in forme padronal-militaresche utili a formare battaglioni d'assalto ma non a formare libere, competenti e democratiche coscienze.
Che fare di fronte a questa devastazione sociale, democratico e culturale operata dal renzismo? Ne discutiamo con Giovanni Russo Spena, Direzione Nazionale PRC, Laura Nanni, Responsabile scuola PRC regione Lazio, Marco Bizzoni, segretario federazione PRC Castelli, Colleferro, Litoranea.
Informarsi è il primo passo per organizzare una risposta politica, partecipata e di massa di tutti i cittadini democratici che rifiutano il regime liberista che il governo Renzi, con la complicità della grande informazione cartacea e televisiva, sta instaurando.

11/25/2015

29 novembre - Marcia per il clima


 di Rosa Rinaldi*

A 6 anni di distanza dal vertice di Copenaghen, finalmente l’attenzione torna a concentrarsi sull’emergenza climatica.

Dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 si terrà a Parigi la 21° Conferenza delle Parti dell'ONU sui Cambiamenti Climatici, verrà siglato con ogni probabilità l’accordo globale sul clima traguardato al 2020 e prenderà il posto di Kyoto. Un accordo che temiamo sia l’ennesima scatola vuota, demandando ai singoli impegni vincolanti ed azioni coerenti.   Si tratta di una importante occasione per rimettere con forza al centro dell’agenda politica nazionale i temi che riguardano il modello di gestione delle risorse, la tutela ambientale, i diritti delle comunità, la sovranità di queste ultime sul territorio e, più in generale, il sistema economico nel suo insieme.

Il tema dei cambiamenti climatici riguarda il Pianeta ed è strettamente connesso alle politiche dei singoli paesi, tese più a garantire gli interessi del mercato che non quelle delle comunità e del territorio.
Di questo ci parla il decreto Sblocca Italia, che garantisce e agevola le estrazioni petrolifere in terra e in mare, mega infrastrutture che hanno un impatto drammatico sul territorio e sull’ambiente come la pervicace politica dell’incenerimento, e delle privatizzazioni.  
alle battaglie in difesa del territorio che si stanno giocando nel nostro paese. Molti sono i conflitti in difesa del territorio e di contrasto a queste scelte scellerate.
Alla vertenza nazionale contro lo “Sblocca Italia” e suoi derivati del governo Renzi ne vanno aggiunte molte altre come: le battaglie contro il carbone o le infrastrutture energetiche e militari, i poli produttivi contaminanti ai quali si continua a concedere possibilità di inquinare mettendo a rischio la salute delle comunità, le vertenze per le bonifiche e quelle per il risanamento del territorio dal dissesto idrogeologico che da anni devasta intere città, solo per citarne le principali.  

In generale la devastazione e il rischio ambientale imposti alle comunità sono fattori su cui si regge il sistema economico
Determinate dalle pressioni lobbistiche delle grandi multinazionali come è nel corso dei negoziati per il TTIP (Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti) in favore delle tecniche estrattive non convenzionali, degli OGM, delle privatizzazioni, delle fonti fossili. Così come, se l’opposizione al Jobs Act è per l’affermazione dei diritti del lavoro, il ricatto occupazionale e la crisi economica sono il paravento del governo Renzi per imporre con lo Sblocca Italia un devastante modello di sviluppo, fondato sulla cancellazione di ogni vincolo e consegnato al libero arbitrio del profitto contro la tutela. Per questo in occasione dell’emanazione del decreto “Sblocca Italia” abbiamo coniato lo slogan “Il territorio come il lavoro senza tutele e senza diritti”, potremmo dire un vero e proprio manifesto del liberismo e della mercificazione.

La nostra azione, quindi, non può prescindere dall’esigenza dalla riconversione del modello produttivo e del lavoro sostenibili dal punto di vista ambientale garantiti da tutele e diritti, e dove i vincoli tornino ad essere individuati a favore delle comunità e del territorio.

Le politiche di austerità stanno imponendo all’ambiente oltre che ai popoli europei un costo insopportabile. Le politiche neoliberiste non si esplicano soltanto nella deregolamentazione economica ma ugualmente in quella ambientale imponendo sui territori l’unica regola del profitto

Il vertice climatico di Parigi rappresenta quindi l’occasione perché alla moltitudine di vertenze ambientali venga fornita una cornice comune, utile a dare forza agli all’allarme, più volte reiterato lanciato dalla comunità circa la necessità di ridurre del 70% le emissioni clima-alteranti entro il 2050.  
Ridurre le emissioni in maniera sensibile ed immediata vuol dire infatti cambiare modello energetico, smettere di cementificare, optare per reti di mobilità intelligente, risanare il territorio, cambiare modello di gestione delle risorse e dei servizi pubblici essenziali. In una parola, ripensare il sistema economico e sociale radicalmente e senza esitazioni.
* segreteria nazionale
dip. Ambiente-territorio-beni comuni

11/20/2015

Unions, il PRC Castelli in piazza a Roma con la Fiom per il lavoro e la pace


Rifondazione Comunista federazione Castelli, Colleferro, Litoranea aderisce e partecipa alla manifestazione convocata dalla FIOM per il 21 novembre a Roma. Saremo in piazza contro le politiche neoliberiste ed antipopolari del governo Renzi, che sta procedendo nella demolizione dei diritti del lavoro, nello smantellamento dei servizi pubblici con i tagli alle Regioni e agli enti locali, nell' antidemocratica controriforma della Costituzione, nell’attacco alla scuola e alla sanità pubbliche. Bisogna riprendere una nuova stagione di mobilitazioni per sconfiggere le politiche del governo Renzi. 
La manifestazione della FIOM e' un primo momento di incontro di tutte quelle forze che lavorano alla costruzione di uno schieramento referendario che si attivi per abrogare le controriforme approvate sino ad oggi.
Sabato manifesteremo anche per la PACE, la democrazia e i diritti. Contro la spirale terrorismo-guerra e' necessario costruire una società libera e democratica in cui possano convivere fedi, culture ed etnie diverse. 
 
Prc federazione Castelli, Colleferro, Litoranea

11/18/2015

Città metropolitana di Roma, Bizzoni (PRC-SE), “anche dopo il ripristino del diritto elettorale dei cittadini continua il furto di democrazia”

di Marco Bizzoni*

Il Governo Renzi, nel 2014, ha abolito il diritto dei cittadini di eleggere i responsabili politici dell'azione amministrativa delle Provincie. Nel territorio romano la Provincia è stata sostituita dalla Città metropolitana. Così Renzi fingendo di cancellare le Province per realizzare una riduzione dei costi della politica, in realtà ha eliminato la rappresentanza democratica dei cittadini a livello locale. Con la scusa del taglio dei costi della politica ha messo in atto un furto di democrazia, espropriando i cittadini del diritto di poter scegliere attraverso il voto chi dovesse governare l'amministrazione territoriale, lasciando decidere il tutto dai Sindaci e dai Consiglieri Comunali eletti nel territorio. 
Rifondazione Comunista si è quindi impegnata ad impedire che la deriva ademocratica imposta dal governo divenisse un fatto acquisito. Per questo motivo ci siamo generosamente messi in gioco in una prospettiva unitaria, insieme ad altre componenti di Sinistra, per riuscire ad essere presenti nel consiglio della Città metropolitana. Ben sapendo che, se la lista a cui partecipavamo avesse raggiunto il quorum per eleggere, il rappresentante non sarebbe stato espressione diretta del PRC. Malgrado ciò ritenevamo che le critiche di Rifondazione contro l’insufficienza democratica della modalità di composizione del Consiglio dell’area metropolitana, che assegnava ai soli Sindaci e Consiglieri comunali il potere di nomina escludendo i cittadini, rendesse assolutamente necessario uno sforzo che consentisse a quelle idee di partecipazione democratica dei cittadini di avere una rappresentanza nel Consiglio che si andava costituendo. 
La nostra scelta ha mostrato la sua validità con l'approvazione della carta fondamentale della Città metropolitana. Infatti nello Statuto della nuova istituzione il Consiglio ha corretto la scelta ademocratica del governo Renzi ripristinando il diritto dei cittadini di poter scegliere, attraverso elezioni dirette, chi dovesse amministrare l'ente locale e su quali basi. Tuttavia dall'entrata in vigore dello statuto (1° gennaio 2015) ad oggi, la mancata approvazione dell'articolazione del territorio metropolitano in zone omogenee, sembra che abbia impedito che il legislatore determinasse il sistema elettorale con cui dovesse essere eletto il Sindaco ed il consiglio della Città territoriale. 
Se fino ad oggi questa mancanza poteva essere tollerata essendo in funzione il Consiglio della Città metropolitana nominato nei modi suddetti, con le dimissioni dei Consiglieri comunali di Roma che hanno fatto decadere il sindaco Marino si è generata anche una condizione di crisi dell'Istituzione dell'area metropolitana. Questo è avvenuto perchè il sindaco Marino era anche Sindaco di questa istituzione e, pertanto, è decaduto anche da questo ruolo insieme ai consiglieri romani che vi facevano parte.
Nei giorni scorsi tutti hanno parlato di come il commissario avrebbe affrontato i problemi di Roma. Tante sono state le chiacchiere su chi saranno i candidati Sindaci alle elezioni di Roma, il Movimento cinque stelle si è già dichiarato maturo per governarla e, tuttavia, tutti si sono dimenticati che il Sindaco di Roma ed il Sindaco della Città metropolitana coincidono. 
Così, nell'inerzia del governo Renzi che ha generato questo garbuglio e nell'immobilità del legislatore, prende corpo una discriminazione di diritti tra i cittadini romani. Tra quanti cioè vivono nell'urbe e quanti nel “contado”. I primi, cittadini di serie A, avranno il privilegio di eleggere il Sindaco di Roma capitale e della Città metropolitana i secondi no evidenziando che i cittadini della ex Provincia di Roma sono in realtà cittadini di serie B.
Tutto ciò non è ineluttabile. La Regione Lazio deve chiedere al Governo di prendere in mano la situazione e far definire il sistema elettorale dal legislatore. Ciò è reso possibile, almeno in questa situazione di emergenza, proprio dallo Statuto della Città metropolitana che all'art. 47 stabilisce “Il Consiglio cessa anticipatamente in caso di rinnovo dell’Assemblea Capitolina di Roma Capitale”, stabilendo inoltre che l’elezione del Consiglio metropolitano si svolge “in un unico collegio elettorale corrispondente al territorio metropolitano.” 
Noi non possiamo accettare che i cittadini della Provincia di Roma siano considerati cittadini di serie B. Pretendiamo che alla prossima tornata elettorale siano convocati anche le elezioni, a suffragio universale diretto, della Città metropolitana consentendo a TUTTI i cittadini di poter partecipare alla scelta su chi, e su quali basi programmatiche, dovranno esserne il Sindaco ed i consiglieri. 
* segretario PRC federazione Castelli, Colleferro, Litoranea