circoli PRC dei comuni di:
Albano, Ariccia, Genzano, Nemi, Lanuvio, Velletri, Nettuno, Anzio, Ardea, Pomezia, Castelgandolfo, Marino, Grottaferrata, Frascati, Monteporzio, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora, S. Cesareo, Zagarolo, Cave, Genazzano, Palestrina, Labico, Artena, Colleferro, Segni, Montelanico.
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12/11/2018

Diritti umani: cosa resta a 70anni dalla loro proclamazione?


dicunivdirittumaniAppena finita la tragedia della seconda guerra mondiale, la ricostruzione degli Stati si svolse sotto nuovi paradigmi e valori che tendevano all’obiettivo di impedire che si potesse ripetere una nuova guerra. In quel clima, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riunita a Parigi, proclamò la Dichiarazione universale dei diritti umani.
In tutti questi anni, sebbene la Dichiarazione non abbia valore vincolante per gli Stati, essa è stata lo strumento con cui si è illuminato il percorso da compiere nell’ambito di quei diritti che competono a tutte le persone per il solo fatto di essere viventi.
Per anni è sembrato che il riconoscimento dei diritti umani fosse solo un problema di Paesi perennemente e permanentemente in conflitto, mentre nei paesi occidentali erano ritenuti come ormai acquisiti ed in pieno sviluppo.
Le contestazioni contro la globalizzazione economica, che in Italia culminarono nella contestazione del G8 di Genova del 2001, misero in evidenza che in realtà gli Stati “occidentali” erano indifferenti all’assenza di diritti umani in molti Paesi, ciò che contava per la loro realpolitik erano i meri calcoli economici. Tuttavia la repressione del movimento altermondialista mostrò come quegli stessi Stati, che si fregiavano della medaglietta di difensori dei diritti umani, in realtà erano propensi ad usare strumenti che negano in nuce il riconoscimento dei diritti umani. In Italia ciò si concretizzò con le torture inflitte ai manifestanti al carcere di Bolzaneto, nella scuola Diaz e con l’assassinio di Carlo Giuliani. Nel tempo altri abusi si sono susseguiti e gli interessi economici hanno prevalso sulla tutela dei diritti umani. Come evidenzia la triste vicenda del giovane ricercatore Giulio Regeni, assassinato dal regime in Egitto. Qell’avvenimento è emerso, e resta al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, non per merito dei governi italiani, che non hanno mai supportato politicamente lo sforzo dei magistrati di pervenire ad una verità, ma solo grazie ad una madre che invece di rinchiudersi nella ricerca dell’oblio del dolore, ha sentito forte la necessità di urlare la richiesta di verità e giustizia su quell’omicidio di Stato. Per dare un senso alle scelte di vita del figlio e voce a tutti gli anonimi figli assassinati dal potere.
Fino ad oggi potevamo ritenere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” una meta da raggiungere, una enunciazione in cui luci e le ombre tra ciò che era stato fatto e ciò che restava da fare erano intrecciate in modo da palesare comunque una prospettiva di una loro progressiva applicazione. Oggi con il “decreto sicurezza” salviniano non è più così. Non si tratta solo di un stop, più o meno temporaneo, del processo, ma di una vero e proprio arretramento.
Il governo Di Maio- Salvini, con una politica di odio, populismo, falsità e mistificazioni, soffia sulle paure dei lavoratori che temono di sprofondare nell’abisso della miseria e individua i nemici del popolo negli ultimi della società: i poveri, i migranti, i rifugiati.
Nella ricerca spasmodica del consenso elettorale Salvini disumanizza le persone più vulnerabili, assegnando loro il ruolo di cause del malessere civile ed economico della società. Mancano le case? È colpa dei migranti che occupano edifici fatiscenti. Ci sono dei furti? è colpa dei rom, dei migranti e dei barboni. Ci sono degli stupri, spaccio di droghe, vandalismi? Sono ancora loro, che inoltre ci rubano il lavoro, i posti nelle scuole, nelle mense della Caritas, nelle graduatorie delle case popolari e, in quello che resta, degli aiuti dei servizi sociali. Secondo il racconto di Salvini, quotidianamente amplificato da tutti i media del regime, gli stranieri ci rubano il futuro perché per loro si spendono i soldi che potrebbero essere utilizzati per le nostre esigenze. Ed ecco allora la regressione di civiltà: “Prima gli Italiani”. Non importa se per dare un corpo apparente a questo slogan sia necessario lasciare affogare le persone dei barconi, riportarle nei lager in Libia, impedire l’accesso ai bambini nelle scuole, rifiutare le cure sanitarie a chi appare come uno straniero o trattare come spazzatura sociale quanti cercano di sopravvivere negli anfratti cadenti di palazzi in attesa di speculazioni edilizie. E, in quest’orgia narrativa di costruzione del nemico, gli adepti salviniani sui social, hanno cominciato a costruire un senso comune che fa saltare la naturale propensione alla solidarietà delle persone, anestetizzandone l’umanità e alimentando gli egoismi individuali. Ecco allora il salvifico “Decreto Sicurezza” quello che dovrebbe salvarci da questi nuovi barbari che ci circondano e attendono nell’ombra di poter violentare, rubare, spacciare.
Ciò che Salvini ed i suoi media non ci dicono però è che l’effetto del decreto sarà quello di far crescere la nostra insicurezza. Tra poco tempo inizieranno a scadere circa diciannovemila permessi umanitari che i decreto a cancellato, l’effetto sarà quello di far finire queste persone sui marciapiedi, comprese intere famiglie migranti con mamme e bambini. Creando diciannovemila senzatetto disseminati nelle strade delle nostre citta, che si arrabatteranno come potranno per sopravvivere clandestinamente, in attesa di un’espulsione coattiva di cui sono certi gli alti costi economici e di cui è altrettanto certo il fallimento. Poichè una volta rimpatriati a forza, gli irregolari troveranno in patria le stesse condizioni che li avevano spinti a migrare.
In questo modo, invece di attivare politiche per affrontare un problema, Salvini lo esaspera con misure dall’elevato impatto propagandistico, ma concretamente inutili alla sua soluzione e così la sua campagna elettorale per le Europee è già a buon punto.
Ciò che resta dei diritti umani, in un’epoca in cui neppure tanto velatamente, i governi fanno risuonare quel motto latino che i gladiatori sembra recitassero a se stessi prima dei giochi: “Mors tua vita mea”, è poco più di una celebrazione ipocrita di buoni sentimenti e tuttavia è indispensabile conoscere e rileggere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” per dissipare il teatro di ombre in cui ci hanno immersi.
Se quindi “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. (Art. 1)” e ” Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. (Art.25), ” allora sta solo a noi riscuotere le nostre coscienze, addormentate e inebetite dalla paura, dagli affanni e dall’ignavia civica del: “non ci si può fare nulla”. Sta a tutti noi riprendere ad indignarci per le cose che non vanno e rifiutare la proposta di individuare il nemico nel nostro prossimo. Sapendo che le guerre tra poveri non alimentano altro che i profitti dei padroni.
I nostri avversari sono i padroni e solo la lotta contro di loro potrà consentire di migliorare le condizioni di vita, e quindi i diritti umani di tutti, italiani o migranti che siano.
Marco Bizzoni

7/08/2016

Anzio No biogas, il PRC-Se Castelli, Colleferro, Litoranea aderisce alla manifestazione del 9 luglio


Il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea della federazione Castelli, Colleferro, Litoranea aderisce alla manifestazione proposta dal comitato Anzio no biogas.
Sosteniamo ogni iniziativa utile ad impedire la realizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti il cui unico scopo sia quello di assicurare profitti per pochi, scaricando sui cittadini-lavoratori i costi dell'inquinamento diretto e secondario che viene prodotto a partire dalle dimensioni in cui sono pensati.
La collettività necessita di un organizzazione di smaltimento degli scarti che sia funzionale e compatibile con il mantenimento di un'alta qualità della vita e che pertanto privilegi il ciclo recupera, riduci, riusa, ricicla.
Il ciclo dei rifiuti non è un'attività industriale da affidare al mercato, in cui operano anche imprenditori senza scrupoli per la salute pubblica, ma un servizio che deve essere effettuato bene dall'istituzione pubblica.
Invitiamo quindi tutti i cittadini-lavoratori a partecipare alla manifestazione che si terrà sabato 9 luglio alle ore 9,30 ad Anzio con partenza dal parcheggio (adiacente alla stazione) “LaPiccola”.

Marco Bizzoni
segretario PRC/SE Castelli , Colleferro, Litoranea

5/19/2016

Anche nei nostri Comuni le persone prima di tutto

Marco Bizzoni*

Con l'ammissione della lista SINISTRA X ROMA continua, su di un punto più avanzato, il progetto di ricomposizione della SINISTRA vera, larga, plurale. Obiettivo a cui da molto tempo Rifondazione Comunista sta dedicando le proprie energie. Il Consiglio di Stato restituisce ai cittadini ed ai lavoratori la possibilità di votare per idee e proposte, non solo altre, ma alternative a tutta l'offerta politica oggi presente. Politica che si concentra sui problemi dei costi, sulla mancanza di soldi, sulla necessità di risparmiare nella pubblica amministrazione, ma non pensa mai alle sofferenze quotidiane dei cittadini che è necessario alleviare: dalla mobilità, al diritto all'abitare, dal lavoro che non c'è o che è supersfruttato, al diritto agli spazi sociali sottratti al mercato.
Anche ai Castelli e nel Litorale il PRC si è molto impegnato su questi obiettivi contribuendo, insieme ad altri, alla costruzione di liste locali unitarie di SINISTRA che avessero come carattere distintivo l'alternatività a tutte le proposte politiche che quotidianamente ci vengono propinate come naturali ma che invece sono effetto di scelte dettate dall'ideologia liberista.  Politiche che hanno determinato la sottomissione delle persone alle esigenze dei profitti dei padroni delle multinazionali, dei padroni delle banche, dei padroni della finanza. Il centrodestra ed il centrosinistra agevolano, ognuno a modo suo, le politiche liberiste ma anche Grillo e Salvini invece di denunciare e contrastare lo strapotere dei padroni, si limitano a denunciare come avversari dei lavoratori l'abietta corruzione della casta o soffiano sulla paura della miseria dei profughi.
I nostri avversari, nei Comuni,  sono quelli che cadono sempre in piedi, gli speculatori, gli sfruttatori, gli sciacalli che cercano il potere per meglio soddisfare le loro esigenze. Contro tutti costoro, il Partito della Rifondazione Comunista della federazione Castelli, Colleferro, Litoranea, ha contribuito alla presentazione di liste in quattro dei cinque comuni che vanno al voto il 5 giugno. Realizzando una presenza elettorale sul territorio maggiore di quella del M5S, che pure gode dei favori e dell'aiuto derivato dalla forte sovraesposizione mediatica televisiva.
“Sinistra per Nettuno”, “per Ariccia a Sinistra”, “Sinistra per Genzano”, “Rocca di Papa – La Sinistra”, sono le liste che abbiamo contribuito a realizzare insieme a quanti non accettano di credere che il mondo attuale sia il migliore dei mondi possibili e vogliono impegnarsi a cambiarlo a partire dai problemi loro più vicini, quelli del proprio Comune. Liste alla cui base vi è una forte condivisione di una valore comune: quello di ritenere che le esigenze delle persone vengono prima dell'economia, della finanza, dei profitti e dei bilanci.

* Segretario PRC federazione Castelli, Colleferro, Litoranea

12/13/2015

Rilanciamo dal basso la costruzione del nuovo soggetto della sinistra

Care compagne e cari compagni,

la riunione di venerdi 11 u.s. del tavolo delle forze di sinistra che avevano sottoscritto il documento “noi ci siamo. Lanciamo la sfida” si è risolta con una rottura che ha impedito di procedere alla convocazione dell’Assemblea unitaria del 15/17 gennaio, come era previsto dal documento unitario e come noi abbiamo riproposto.
Dopo settimane di discussioni ci siamo infatti trovati dinnanzi alla comunicazione dell’intenzione da parte di coloro che fanno parte di Sinistra Italiana di anteporre la costruzione di un nuovo partito di sinistra – con la richiesta di sciogliere tutti i partiti esistenti come condizione di partecipazione alla costruzione del nuovo partito - alla proposta su cui avevamo lavorato per mesi di dar vita ad un processo unitario per un nuovo soggetto politico. 
In questo contesto non ci siamo opposti al fatto che le forze che hanno dato vita a Sinistra italiana decidessero di trasformarsi in un partito. Abbiamo detto con forza che questa eventualità non doveva cancellare o spostare alle calende greche l’esigenza prioritaria e centrale di costruire un soggetto unitario di tutte e tutti. Per questo abbiamo riproposto la necessità di dar vita all’assemblea del 15/17 gennaio – come previsto dal documento sottoscritto unitariamente da tutte le forze della sinistra – al fine di far partire un soggetto unitario della sinistra che comprendesse tutte e tutti: singoli uomini e donne come partiti, associazioni, comitati. Non è stato però possibile trovare un punto di mediazione vista la volontà di chiudere il percorso in un nuovo partito. In quel contesto anche il documento che Act ha presentato all’inizio della riunione non poteva svolgere il ruolo di mediazione che pure si prefiggeva.

La riunione si è quindi divisa sull’alternativa tra fare un nuovo partito o invece costruire un soggetto unitario di cui possano far parte tutte e tutti coloro ritengano necessario sconfiggere il neoliberismo.

Perché non condividiamo l’idea di fare un nuovo partito.

Oggi l’urgenza è quella di aggregare forze per sconfiggere il neoliberismo che viene impersonato sul piano politico tanto dal centro destra quanto dal centro sinistra. Il neoliberismo sta portando l’Italia, l’Europa e il mondo alla catastrofe sociale ed ambientale e sta tragicamente riproponendo la guerra come modalità di soluzione dei problemi della crisi economica. E’ un neoliberismo barbarico contro cui occorre costruire un fronte ampio in grado di individuare obiettivi concreti ed auspicabili per la maggioranza delle popolazione. Per questo serve un soggetto politico a “bassa soglia di ingresso”, che unisca ciò che il neoliberismo divide. Per questo abbiamo addirittura parlato di un CLN contro il liberismo: occorre aggregare forze, lotte e volontà senza pensare di mettersi a fare l’analisi del sangue a chi dobbiamo aggregare. Questo per avere la forza sufficiente per fermare il neoliberismo. Occorre costruire un punto di riferimento che sia in grado di essere percepito come proprio da coloro che vengono danneggiati dalle politiche neoliberiste. Dagli operai che perdono il posto di lavoro ai giovani condannati ad una vita di precarietà e disoccupazione, ai risparmiatori truffati dalla banche.
In questo contesto l’idea di fare un nuovo partito al posto del soggetto unitario è sbagliata e non risponde alla necessità di costruire una alternativa di governo al disastro che Renzi a Salvini stanno producendo.

Le forze che si oppongono da sinistra al neoliberismo sono assai variegate e articolate. Questo non solo in Italia ma in tutta Europa. Nella stessa America Latina molte esperienze – dall’Uruguay alla Bolivia – sono basate proprio sulla capacità di unire in un percorso comune singole persone e il complesso delle aggregazioni sociali, culturali e politiche che in forme di verse combattono il neoliberismo. Questa situazione la si può valutare come si vuole ma costituisce un fatto con cui fare i conti. Per costruire una forza politica efficace per sconfiggere il neoliberismo occorre quindi darsi una struttura organizzativa che permetta la partecipazione di tutti i soggetti – individuali e collettivi – e che adotti forme di organizzazione in grado di aprirsi alle diverse esperienze.

Inoltre non esiste alcun presupposto per fare un partito unico della sinistra. I partiti sono nati storicamente su ipotesi forti, storicamente fondate. E’ stato così per le grandi correnti storiche: per i comunisti, i socialisti, i democristiani, i liberali, etc. E’ stato così per lo stesso PDS di Occhetto nato dall’idea che il comunismo era finito o per Rifondazione Comunista, nata dall’idea di rifondare la prospettiva politica comunista nel nuovo capitalismo neoliberista e facendo fino in fondo i conti con lo stalinismo. Oggi non esiste già bella pronta un’idea forza unificante di tutti coloro che vogliono sconfiggere il neoliberismo. Esiste una ricca pluralità di pratiche, aggregazioni e volontà individuali che devono trovare un comune campo di iniziativa politica e uno spazio pubblico di confronto per costruire una nuova idea forza che faccia i conti con gli enormi disastri prodotti dal capitalismo neoliberista. Per questo abbiamo proposto un soggetto politico unitario della sinistra antiliberista che si concentrasse e facesse iniziativa politica sul 90% delle cose che ci uniscono e lasciasse fuori dalla porta il 10% che ci divide.  

Per questo la nostra proposta in questi anni come oggi è sempre stata quella di dare vita ad un soggetto politico unitario della sinistra che si ponesse l’obiettivo di diventare un soggetto di popolo, che si rivolgesse a quella maggioranza della popolazione che viene oggi defraudata dalle politiche di Draghi e della Merkel. Per questo motivo abbiamo partecipato convintamente all’Altra Europa con Tsipras, a partire dalle elezioni europee e in tutta la fase successiva, ne abbiamo condiviso le prese di posizioni e le proposte e consideriamo indispensabile e centrale il suo ruolo nella fase attuale.
Per esplicitare concretamente come pensiamo di costruire questo soggetto abbiamo inviato mercoledì 9 dicembre u.s. a tutti gli esponenti del tavolo della sinistra una proposta concreta che qui di seguito riproduciamo. Come si vedrà non si tratta della proposta di fare una federazione o un cartello elettorale, ma della proposta di un soggetto unitario vero e plurale, di tutta la sinistra antiliberista.

PER UNA SINISTRA UNITARIA

"Questa nota ha l’obiettivo di affrontare alcuni nodi politico organizzativi, non trattati esplicitamente nel testo “Noi ci siamo, lanciamo la sfida”, che per il resto viene integralmente richiamato e considerato il punto fermo da cui far partire il percorso unitario. L’obiettivo che ci guida è quello di superare in avanti la polarizzazione che ha contraddistinto il nostro confronto nell’ultimo periodo, convinti come siamo della necessità e dell’urgenza di dar vita al percorso costituente di un soggetto unitario della sinistra.
Come abbiamo comunemente affermato è necessario costruire un soggetto politico di sinistra, antiliberista, che si ponga l’obiettivo di costruire una alternativa di governo nel paese ed in Europa. 

Un obiettivo di questa natura richiede la capacità di produrre un’accumulazione di forze tali da essere incompatibile con mere coalizioni elettorali o federative: Queste non costruiscono uno spazio pubblico condiviso, non sono in grado di dar vita ad una azione politica continuativa e non sono capaci di valorizzare l’apporto degli uomini e delle donne che su tale prospettiva vogliono impegnarsi.
Un obiettivo di questa natura richiede la costruzione di un soggetto unitario a “bassa soglia d’accesso”, capace di costruire uno spazio pubblico: la casa comune della molteplicità delle forme dell’agire politico e della molteplicità delle culture politiche esistenti nel campo antiliberista di sinistra. Un soggetto unitario definito da un progetto chiaramente articolato sul terreno politico-programmatico, capace di aggregare forze, agire il conflitto e creare consenso al fine di produrre- qui ed ora - un’alternativa politica e sociale per il Paese.
Inoltre non ci sono a nostro avviso oggi le condizioni per una fondazione ideologico-identitaria assimilabile a ciò che ha costituito il fondamento dei partiti nella storia del ‘900. Si tratta di un terreno di ricerca aperto non solo nel nostro paese, come dimostra la presenza molto rilevante, forse maggioritaria, di esperienze costitutivamente segnate dal pluralismo, tanto in Europa che a livello internazionale. 

Il soggetto politico della sinistra dunque per noi:
-si definisce sul terreno politico-programmatico e non ideologico-identitario;
-costruisce un nuovo spazio pubblico per tutte e tutti coloro che vorranno farne parte – non un accordo pattizio tra soggetti organizzati - definito dal principio “una testa, un voto”; 
-sviluppa un’iniziativa costante sui propri obiettivi, non circoscritta al momento elettorale, al fine di determinare l’accumulazione di forze necessarie al loro raggiungimento;

Per questo il soggetto politico:

- si dà un manifesto politico (carta dei valori o degli impegni) che declina il testo che abbiamo condiviso, definendo la propria identità, il proprio modo di essere ed il proprio campo di azione sul terreno politico-programmatico. Questo dovrebbe avvenire già a partire dalla prossima assemblea, validato da tutti i partecipanti e costituire il fondamento del soggetto politico unitario. 
- si dà un nome ed un simbolo decisi attraverso il referendum tra tutte e tutti coloro che aderiranno al progetto
- decide in maniera partecipata uno statuto per regolare la sua vita interna, tale da essere il più possibile inclusivo, partecipativo, aperto alle relazioni con i soggetti individuali e collettivi che ne condividano il progetto
- si dota di un programma di governo da costruire processualmente dentro una discussione partecipata. La costruzione del programma potrà avere una prima tappa di verifica nell’assise in cui il soggetto verrà effettivamente costituito.
Si tratta dunque di un soggetto politico che sviluppa a tutti i livelli una azione finalizzata all’allargamento del consenso per realizzare il proprio programma e che conseguentemente si struttura sui diversi livelli in cui si svolge normalmente il lavoro e il confronto politico.

Per quel che riguarda lo Statuto riteniamo che esso dovrebbe:

-fissare che l’adesione sia individuale;
-definire la piena autonomia e sovranità delle iscritte e degli iscritti sull’indirizzo politico e programmatico, secondo il principio una testa un voto;
-definire la piena sovranità delle iscritte e degli iscritti sulla definizione degli organismi dirigenti ad ogni livello, fissando eventualmente un mix di derivazione congressuale e di derivazione territoriale: 
-definire gli ambiti in cui assumere le decisioni con maggioranze qualificate, declinando in questo modo il metodo del consenso; 
-prevedere esplicitamente il ricorso all’istituto del referendum tra le iscritte e gli iscritti - sia propositivo che confermativo -  attivabile sia dal gruppo dirigente che dalle iscritte e iscritti medesimi. In particolare l’istituto referendario dovrebbe essere previsto come strumento per dirimere i dissensi all’interno del gruppo dirigente qualora questi si presentino.
-prevedere strumenti e momenti di partecipazione on line mediante la costruzione di una piattaforma digitale, definendone ruolo e poteri decisionali sui livelli istituzionali e sul programma politico.
-attivare Forum tematici permanenti aperti a soggetti esterni individuali e collettivi (a solo titolo esemplificativo: Economia, lavoro, welfare; Ambiente, territorio, beni comuni; Mezzogiorno; Europa e relazioni intra Ue; Migranti e mediterraneo; Conoscenza e Cultura; Democrazia, diritti civili; Nuove forme della politica e pratiche mutualistiche; Pace e relazioni con le più significative esperienze internazionali extra UE) 
-riconoscere i soggetti collettivi che si riconoscano nell’azione del soggetto unitario e la non incompatibilità della doppia appartenenza. Tali soggetti collettivi – di qualsiasi natura essi siano (partiti, associazioni, comitati, sindacati, etc.) - devono impegnarsi a non presentarsi autonomamente alle elezioni e a non assumere posizioni politiche pubbliche contrastanti i principi etici e fondativi del soggetto unitario. 
-definire l’incompatibilità per coloro che fanno parte di organismi esecutivi (segreterie) dei soggetti collettivi che si riconoscono nel soggetto unitario, con la presenza negli esecutivi e nel ruolo di rappresentanza istituzionale del soggetto unitario.
Senza entrare in ulteriori elementi di dettaglio, terminiamo qui queste brevi note con l’augurio che possano delineare un positivo terreno di confronto attraverso cui individuare una strada innovativa per costruire il soggetto unitario della sinistra."

Com’è evidente dall’esito delle riunione di venerdì questa base di discussione è stata rifiutata in nome dell’esigenza di fare un altro partito.

Che fare.

Noi riteniamo che l’esigenza di dar vita ad un soggetto unitario della sinistra antiliberista non solo non venga meno dopo questa battuta d’arresto ma sia oggi più necessaria che mai. Riteniamo che il lavoro fatto in questi anni e in questi mesi vada proseguito e rilanciato perché si tratta di una prospettiva strategica che riguarda l’efficacia della nostra azione politica e cioè la possibilità di aggregare le forze sufficienti a sconfiggere il neoliberismo. 
Noi proponiamo quindi che la proposta di costruire un soggetto unitario autonomo ed alternativo al PD sia rilanciata sui territori e nella nostra azione politica. Pensiamo che questa proposta riguardi in primo luogo l’Altra Europa che fino in fondo si è spesa per una soluzione unitaria, le forze presenti al tavolo, coloro che ne sono usciti – come Civati – e che riguardi soprattutto il complesso delle persone che in mille modi diversi e con mille aggregazioni diverse si stanno opponendo alla barbarie neoliberista.
Per questo riteniamo che la consultazione in corso in queste settimane non solo vada confermata ma abbia ragioni in più. Dobbiamo discutere nel partito e indicare chiaramente la prospettiva politica in cui ci vogliamo muovere: rafforzare Rifondazione Comunista nel contesto della costruzione di un soggetto unitario della sinistra antiliberista.

Per questo proponiamo di rilanciare dal basso la costruzione di questa strada a partire dalle città in cui si andrà al voto dando vita a liste unitarie di sinistra alternative al PD, costruite in forme democratiche e partecipate, che aggreghino il complesso delle donne e degli uomini, e dei soggetti politici organizzati disponibili a praticare sul territori questa prospettiva.
Parallelamente avanziamo a tutte le donne e gli uomini interessati, a tutti i soggetti sociali, politici e culturali interessati, la proposta politica di costruire un percorso di aggregazione della sinistra antiliberista che abbia le caratteristiche sopra delineate di unità, pluralità, apertura.
Questa proposta riguarda tutti e tutte, anche coloro che ieri hanno anteposto un loro progetto politico particolare alla prospettiva unitaria. Riguarda tutti e tutte perché solo un soggetto unitario e plurale potrà determinare quel salto di qualità, quel punto di riferimento per chi oggi vive nella solitudine e nella disperazione i drammatici effetti delle politiche liberiste.

La segreteria nazionale di Rifondazione Comunista 
12/12/15

11/25/2015

29 novembre - Marcia per il clima


 di Rosa Rinaldi*

A 6 anni di distanza dal vertice di Copenaghen, finalmente l’attenzione torna a concentrarsi sull’emergenza climatica.

Dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 si terrà a Parigi la 21° Conferenza delle Parti dell'ONU sui Cambiamenti Climatici, verrà siglato con ogni probabilità l’accordo globale sul clima traguardato al 2020 e prenderà il posto di Kyoto. Un accordo che temiamo sia l’ennesima scatola vuota, demandando ai singoli impegni vincolanti ed azioni coerenti.   Si tratta di una importante occasione per rimettere con forza al centro dell’agenda politica nazionale i temi che riguardano il modello di gestione delle risorse, la tutela ambientale, i diritti delle comunità, la sovranità di queste ultime sul territorio e, più in generale, il sistema economico nel suo insieme.

Il tema dei cambiamenti climatici riguarda il Pianeta ed è strettamente connesso alle politiche dei singoli paesi, tese più a garantire gli interessi del mercato che non quelle delle comunità e del territorio.
Di questo ci parla il decreto Sblocca Italia, che garantisce e agevola le estrazioni petrolifere in terra e in mare, mega infrastrutture che hanno un impatto drammatico sul territorio e sull’ambiente come la pervicace politica dell’incenerimento, e delle privatizzazioni.  
alle battaglie in difesa del territorio che si stanno giocando nel nostro paese. Molti sono i conflitti in difesa del territorio e di contrasto a queste scelte scellerate.
Alla vertenza nazionale contro lo “Sblocca Italia” e suoi derivati del governo Renzi ne vanno aggiunte molte altre come: le battaglie contro il carbone o le infrastrutture energetiche e militari, i poli produttivi contaminanti ai quali si continua a concedere possibilità di inquinare mettendo a rischio la salute delle comunità, le vertenze per le bonifiche e quelle per il risanamento del territorio dal dissesto idrogeologico che da anni devasta intere città, solo per citarne le principali.  

In generale la devastazione e il rischio ambientale imposti alle comunità sono fattori su cui si regge il sistema economico
Determinate dalle pressioni lobbistiche delle grandi multinazionali come è nel corso dei negoziati per il TTIP (Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti) in favore delle tecniche estrattive non convenzionali, degli OGM, delle privatizzazioni, delle fonti fossili. Così come, se l’opposizione al Jobs Act è per l’affermazione dei diritti del lavoro, il ricatto occupazionale e la crisi economica sono il paravento del governo Renzi per imporre con lo Sblocca Italia un devastante modello di sviluppo, fondato sulla cancellazione di ogni vincolo e consegnato al libero arbitrio del profitto contro la tutela. Per questo in occasione dell’emanazione del decreto “Sblocca Italia” abbiamo coniato lo slogan “Il territorio come il lavoro senza tutele e senza diritti”, potremmo dire un vero e proprio manifesto del liberismo e della mercificazione.

La nostra azione, quindi, non può prescindere dall’esigenza dalla riconversione del modello produttivo e del lavoro sostenibili dal punto di vista ambientale garantiti da tutele e diritti, e dove i vincoli tornino ad essere individuati a favore delle comunità e del territorio.

Le politiche di austerità stanno imponendo all’ambiente oltre che ai popoli europei un costo insopportabile. Le politiche neoliberiste non si esplicano soltanto nella deregolamentazione economica ma ugualmente in quella ambientale imponendo sui territori l’unica regola del profitto

Il vertice climatico di Parigi rappresenta quindi l’occasione perché alla moltitudine di vertenze ambientali venga fornita una cornice comune, utile a dare forza agli all’allarme, più volte reiterato lanciato dalla comunità circa la necessità di ridurre del 70% le emissioni clima-alteranti entro il 2050.  
Ridurre le emissioni in maniera sensibile ed immediata vuol dire infatti cambiare modello energetico, smettere di cementificare, optare per reti di mobilità intelligente, risanare il territorio, cambiare modello di gestione delle risorse e dei servizi pubblici essenziali. In una parola, ripensare il sistema economico e sociale radicalmente e senza esitazioni.
* segreteria nazionale
dip. Ambiente-territorio-beni comuni

12/18/2008

Di nuovo in "ONDA"

Car* Compagn*,

la stringente necessità di riprendere l'attività politica sul territorio non ci deve mai far dimenticare che il "fare", senza un'adeguata comunicazione e pubblicizzazione del che cosa viene fatto, spesso coinvolge pochi "eletti".

Questo è il motivo principale per cui si è ritenuto estremamente necessario ripristinare un adeguata presenza sul web di Rifondazione comunista dei "Castelli". Utilizziamo questa piccola finestra a nostra disposizione sul web affinchè, le iniziative realizzate dai nostri Circoli, possano essere portate a conoscenza dei compagni o simpatizzanti interessati agli eventi ma lontani dai territori dove si svolgono. Con questo strumento possiamo iniziare a ricostruire anche il sentimento e l'orgoglio di essere, nel nostro territorio, una comunità politica e di intenti.

Una Comunità che non conclude le proprie battaglie politiche nel chiuso del confine di ogni singolo comune bensì nell'orizzonte largo delle idee di liberazione del\dal lavoro.

Per questi motivi l'utilità di questo forum sarà evidente solo quando esso diventerà una costruzione collettiva.

Area organizzazione fed "Castelli"
Marco Bizzoni