circoli PRC dei comuni di:
Albano, Ariccia, Genzano, Nemi, Lanuvio, Velletri, Nettuno, Anzio, Ardea, Pomezia, Castelgandolfo, Marino, Grottaferrata, Frascati, Monteporzio, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora, S. Cesareo, Zagarolo, Cave, Genazzano, Palestrina, Labico, Artena, Colleferro, Segni, Montelanico.

3/02/2020

ZINGARETTI INTERVENGA PER UNA CONCLUSIONE POSITIVA DELLO SCIOPERO DEI FACCHINI DELLA PERONI


Roma - Sciopero e corteo dei facchini che operano nella società Birra PERONI. Elio Romano, segreteria PRC Roma: “Una bella lezione di dignità. Il rifiuto dei facchini di sottostare alle condizioni di lavoro caporalesche, che la cooperativa di facchinaggio della Peroni vuole imporre, parla a tutta la città della necessità di ricostruire legami di solidarietà tra i lavoratori.”
Il Partito della Rifondazione Comunista ha aderito al corteo che il sindacato S.I. Cobas ha convocato sabato 29 febbraio per sostenere lo sciopero in atto dei facchini della PERONI che lottano per rifiutare il clima di caporalato e negazione dei diritti lavorativi e sindacali elementari. I lavoratori non chiedono la luna, ma solo il rispetto economico del contratto nazionale della logistica e trasporto merci e di una turnistica almeno settimanale, poiché il loro contratto non è quello del lavoro a chiamata attualmente applicato.
La PERONI a gennaio ha celebrato il 2019 come anno record del fatturato, facendo finta di non accorgersi che la cooperativa fornitrice del servizio logistica di Roma non rispettava le regole contrattuali, garantendo un risparmio sul servizio, cioè profitti per i padroni sulla pelle chi chi lavora. “ E’ ora che la PERONI si assuma le proprie responsabilità - dice Marco Bizzoni, referente lavoro PRC Lazio – vigilando, come di sua competenza, sulle violazioni dei diritti dei lavoratori e sul rispetto del CCNL.”
Il S.I. Cobas, ed i lavoratori del sito PERONI di Roma, hanno espresso la volontà di proseguire lo sciopero fino al riconoscimento dei diritti negati. “Sollecitiamo il Comune di Roma ed in particolare la Regione Lazio – afferma Maurizio Fabbri, segretario PRC Lazio - ad intervenire nei confronti della Birra Peroni S.R.L. e della Cooperativa Master Jobs per costruire un percorso che risolva al più presto il problema e ripristini i diritti dei lavoratori.”
Il Partito della Rifondazione Comunista invita i lavoratori, di Roma e del Lazio, ad esprimere la loro solidarietà con questa lotta, colpendo i padroni della PERONI nei loro affetti più cari: il portafoglio. Boicottiamo la birra PERONI fino alla vittoria dei lavoratori.

1/28/2020

REGIONALI: CENTRODESTRA O CENTROSINISTRA VINCONO COMUNQUE I PADRONI

“Torna il bipolarismo”, dopo aver lucrato elettoralmente sull’antifascismo in Emilia Romagna, Zingaretti è soddisfatto. Torna quella comoda condizione per cui i partiti, oggi presenti nelle istituzioni, possono vivere di rendita. Perché con leggi elettorali di natura maggioritaria che non consentono la libera rappresentanza del voto, gli elettori, semplicemente, non vanno a votare.
In Calabria l’affluenza al voto si ferma al 44,3%, perché andare a votare se in anticipo si stabilisce che i tuoi rappresentanti non ce la faranno?
In Emilia Romagna invece i votanti sono il 67,6% e il dato sembrerebbe confutare il ragionamento fatto sino ad ora, che invece viene confermato, nelle sue linee essenziali, dalla natura della campagna elettorale che lì si è svolta, considerando i dati alla luce dalla polarizzazione tra democrazia e fascismo che vi è stata introdotta. Da una parte la destra Leghista e neofascista che, cavalcando il malessere sociale e guidando la guerra dei cittadini in difficoltà contro gli ultimi della società, annunciava la spallata, non ad un partito, ma ad un’idea di società, purtroppo più enunciata che reale. Dall’altra il PD che ha fatto appello alla difesa della democrazia contro la barbarie fascioleghista, spingendo all’attivazione un popolo della sinistra sempre disponibile a sostenere il meno peggio pur di impedire al fascismo di governare. Tuttavia, dopo aver impedito “l’avvento del fascismo”, Bonaccini governerà l’Emilia Romagna continuando a praticare quelle politiche non dissimili da quelle della Lega. Non bisogna dimenticare che l’autonomia differenziata, cioè la secessione delle regioni ricche, è stata chiesta oltre che dalla regioni guidate Lega di Salvini anche dallo stesso Bonaccini, il quale in tema di tutela del territorio invece di risanare la regione ha varato la peggiore delle leggi urbanistiche regionali, attenta alla proprietà fondiaria e favorevole alla speculazione sulle aree agricole.
Ha ragione Zingaretti, con le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, torna il bipolarismo. Cioè per i padroni è indifferente chi vince, centrodestra o centrosinistra, perché tanto, come dimostrano le ultime elezioni vincono sempre loro. Pazienza se ciò comporta una democrazia limitata in cui la maggioranza dei cittadini non vota più.
La generosità dei lavoratori dell’Emilia Romagna per fermare il fascismo ha quindi avuto come esito il ritorno del bipolarismo, cioè proprio la condizione politica-elettorale che ha prodotto, nutrito, cresciuto e che alimenta la forza delle proposte neofasciste della Lega e di Fratelli d’Italia.
Il governo della Lega ha prodotto le leggi “sulla sicurezza” che prevedevano multe ai lavoratori che protestano. Il governo del PD non ha abrogato quelle leggi e recentemente alcuni lavoratori, che hanno preso parte ad una protesta sindacale per la difesa dei propri diritti, hanno ricevuto multe da 4.000 euro, “… è il bipolarismo bellezza”.
Tocca ai lavoratori rompere le barriere ideologiche, del ”non c’è alternativa”, costruite dalla grande stampa e televisione attraverso l’oscuramento delle proposte autonome e alternative dei lavoratori e la denigrazione dei piccoli partiti. Tocca ai lavoratori rompere le barriere alla rappresentanza che le leggi maggioritarie impongono. Tocca ai lavoratori riorganizzarsi in partito politico, che influisca sulle politiche del Paese, ricostruendo una loro forza politica autonoma e alternativa alle diverse declinazioni del neoliberismo rappresentate dal PD, M5S, FI, Lega e Fratelli d’Italia.
Fino a quando i lavoratori non si riorganizzano si permarrà nel bipolarismo che assicura la permanente vittoria elettorale dei padroni, come centrodestra o come centrosinistra.
Le conseguenze del bipolarismo ormai i lavoratori le conoscono sulla propria pelle: legge Fornero, Jobs Act, leggi “sicurezza,” e trasferimento di reddito dai lavoratori ai padroni. Non è un caso quindi che il 20% più ricco degli italiani detenga il 72% della ricchezza nazionale. Ma solo l’esito di un conflitto di classe che i padroni hanno vinto imbrigliando, e imbrogliando, la democrazia Italiana con il concetto di governabilità e le conseguenti leggi elettorali di natura maggioritaria
Marco Bizzoni

 

10/07/2019

#ZINGARETTI FA UNA COSA NE SBAGLIA DUE, CON IL #M5S TAGLIA LA #DEMOCRAZIA INVECE DI RIDURRE I #PRIVILEGI DEI #PARLAMENTARI


Il taglio dei parlamentari è il taglio della democrazia, se sono dei privilegiati coloro che resteranno saranno privilegiati in misura ancora maggiore. Occorre tagliare i privilegi non la rappresentanza parlamentare.
Dopo essere stato costretto in fin d’estate a fare una cosa giusta, impedire che #Salvini portasse a compimento il golpe elettorale, il segretario del PD ha subito iniziato a tentennare sulla necessità di approvare una legge elettorale proporzionale senza sbarramenti. Così, come al solito, mentre il #PartitoDemocratico abbaia contro il pericolo fascista, richiamando la #sinistra all’unità, non agisce in alcun modo per realizzare gli strumenti elettorali che possano contenere e ridimensionare la possibilità di sbandamenti del Paese riguardo a possibili governi para o neofascisti.
Ad aggravare questo quadro l’accordo raggiunto con il #M5S, che alimentando la crisi della democrazia trasforma, la necessità di assicurare la rappresentanza popolare con un equo rapporto eletti-elettori, garantito dalla #Costituzione, con un fantomatico spreco economico dovuto alla “#Casta” che vogliono tenersi le “#Poltrone”. Il M5S grida al risparmio per i cittadini che avrebbe la misura del taglio dei 300 Parlamentari dimenticando di dire che esso rappresenterà lo 0,007% della spesa pubblica, ma nello stesso tempo l’Italia diventerà uno degli ultimi paesi dell’Unione Europea nel rapporto tra Parlamentari e Cittadini. Così, per un risparmio equivalente ad un caffè al giorno per ogni cittadino, si riduce la democrazia e, tagliando l’accesso alla rappresentanza parlamentare dei cittadini, si rendono i privilegiati che restano ancor più privilegiati. Al di là della propaganda dei 5stelle, il taglio dei Parlamentari è un’operazione tesa a tagliare le poltrone degli altri, invece di ridurre i privilegi di cui godono i parlamentari di Camera e Senato. Rifondazione Comunista in Parlamento, presentò una legge per dimezzare i compensi dei parlamentari, che avrebbe ottenuto un risparmio maggiore di quello oggi tanto sbandierato, riequilibrando i compensi dei parlamentari con quelli dei lavoratori.
Il taglio dei parlamentari, senza un democratico correttivo proporzionale puro, sarà lo strumento attraverso cui le destre potranno vincere le elezioni con maggioranze relative e prendere il potere del governo in modo assoluto con l’esclusione delle forze minori di cui cannibalizzeranno i rappresentanti. Molti nel PD pensano di ridimensionare questo aspetto con una legge elettorale che preveda sbarramenti in grado di riportare in auge un bipolarismo forzato, ma il risultato non sarà altro che l’allontanamento dell’elettorato popolare dall’esercizio del voto, la vittoria delle destre e lo scardinamento della Costituzione attraverso il presidenzialismo voluto dalle destre.
Zingaretti, se non vuoi fare cose di sinistra, almeno fai qualcosa di giusto impedendo il taglio dei parlamentari e approvando una legge proporzionale.
Marco Bizzoni

10/01/2019

PRC LAZIO, Malgrado le chiacchiere delle istituzioni nel Lazio si continua a morire sul lavoro.

Roma, Nella notte un lavoratore dello stabilimento FCA di Piedimonte San Germano, è stato ucciso mentre era a lavoro; schiacciato da una pressa.
Il Partito della Rifondazione Comunista della Regione Lazio esprime il proprio cordoglio alla famiglia e denuncia la necessità che i lavoratori siano messi nelle condizioni di saper percepire il rischio e di poter rifiutare di lavorare in caso di pericolo; quando l’organizzazione del lavoro invece di essere improntata alla massima sicurezza tende a privilegiare la produttività.
Ancora una volta dobbiamo rilevare come, malgrado le tante chiacchiere della Regione Lazio sul protocollo regionale sulla salute e la sicurezza sul lavoro, nel Lazio si continui a morire di lavoro. Non basta lo sdegno di facciata delle istituzioni imposto dalle circostanze, è necessario aumentare i controlli sulla sicurezza del lavoro nelle aziende.
Rifondazione comunista chiede che la Regione Lazio si impegni al più presto nel destinare risorse reali per l’ampliamento del personale ispettivo, per aumentare controlli e sanzioni nei confronti delle imprese che non rispettano le regole della sicurezza.
Controlli e sanzioni sono strumenti necessari per impedire quelle che, con ipocrisia, vengono chiamate morti “bianche.”

Maurizio Fabbri, Segretario PRC Regione Lazio
Marco Bizzoni, referente Lavoro PRC Regione Lazio

9/24/2019

Nazismo e Comunismo pari sono. Così il parlamento europeo ricostruisce una storia funzionale al neoliberismo. (Parte Prima)



I parlamentari europei esprimendo i loro interessi ideologici e politici, superficialità e grassa ignoranza, approvano una risoluzione che equipara Nazismo e Comunismo. I Parlamentari europei del PD, dimentichi delle peculiarità italiane, votano a favore della risoluzione dimostrando che: 1) il PD non è la soluzione, ma il problema 2) chiunque abbia votato il PD sperando che fosse un voto utile ad arginare le destre, in realtà ha votato un partito dai grandi proclami antifascisti, ma che pratica politiche che risollevano e accrescono la forza del fascismo 3) chiunque sia stato eletto nelle file del PD, più o meno bravo o sensibile agli aspetti umani e\o sociali è, nella migliore delle ipotesi, ostaggio di una cultura politica asservita al neoliberismo ed alla fine ad essa si conforma quando nelle istituzioni è chiamato a decidere.

“Importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa” è il titolo della risoluzione del Parlamento europeo. Dopo averne letto i contenuti si percepisce una forte assonanza con quanto narrato nel romanzo distopico di Orwell “1984”.
La risoluzione inizia ricordando che, quest’anno, ricorre l’80mo anniversario dell’inizio di quell’immane tragedia che fu la Seconda guerra mondiale e continua con delle considerazioni che storicizzano quell’evento individuandone cause e motivi scatenanti nel trattato: “(…) noto come patto Molotov-Ribbentrop (...)” In tal modo un accordo di non aggressione diviene, per il Parlamento Europeo, l’elemento: “(…) che ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale (...)”. Così, con poche parole, si stabiliscono arbitrariamente motivi e cause della seconda guerra mondiale, ricostruendo un contesto storico che omette di parlare in qualsiasi modo delle democrazie liberali\liberiste.
La dimenticanza, nella risoluzione sull’”importanza della memoria europea...”, non è da poco, poiché rimuove totalmente quanto agito direttamente dalle democrazie liberali\liberiste nella costruzione di un contesto storico complesso di cui sono parti fondanti il colonialismo, le guerre, i crimini del capitalismo nella ricerca di nuovi mercati e la politica estera di tutte le democrazie liberali\liberiste, oltre che dei paesi fascisti, proterviamente antisovietica.
La Rivoluzione d’Ottobre ruppe l’omogeneità dei sistemi politici degli Stati europei fondata sulle democrazie liberali\liberiste, ma la crisi di quel sistema politico dal 1922 si ampliò. A partire dall’esempio e modello Italiano, il fascismo si diffuse in forme varie, ma con caratteristiche comuni in molti stati europei: Paesi Baltici, Spagna, Austria, Portogallo, Romania, Ungheria, Grecia, etc. presentandosi come Nazismo in Germania.
Tra gli anni ‘20 e quasi per tutti gli anni ‘30 le democrazie liberali\liberiste si riducono progressivamente e tuttavia non individuano nel fascismo un nemico di cui preoccuparsi, ma lo vedono come un alleato contro l’Unione Sovietica. L’Italia fascista strappava accordi con la Francia per le sue operazioni coloniali, che misero in crisi la “Società delle Nazioni,” ed anche con la Gran Bretagna trova un “Gentlemen's Agreement”, cioè un accordo di amichevole di cooperazione.
Tra il 1936 e il 1939 le democrazie liberali\liberiste lasciano libere l’Italia fascista e la Germania nazista di intervenire nella guerra civile Spagnola, dove, a detta di molti storici, l’esercito nazista sperimenta le nuove tecniche di guerra tra cui i bombardamenti delle città. Di cui Picasso denuncia l’orrore con “Guernica”. Nel 1938 con il “Patto di Monaco” le democrazie liberali\liberiste lasciarono mano libera a Hitler di estendere i propri territori a spese della Cecoslovacchia.
In un ottica di realpolitik, la “scarsa incisività” dell’azione politica-militare delle democrazie liberali\liberiste contro il fascismo, il loro rifiuto di arginare la sua espansione verso l’Europa dell’est stringendo accordi con l’Unione Sovietica a cui mostravano un’esplicita avversione, sono forse elementi sufficienti per impostare la ricerca di accordi diplomatici che consentissero di ritardare il più possibile quella che tutti consideravano imminente aggressione militare. Lo stesso Winston Churchill, all’indomani del Patto di Monaco, disse: «Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra».
“2. sottolinea che la Seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante della storia d'Europa, è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti, in base ai quali due regimi totalitari, che avevano in comune l'obiettivo di conquistare il mondo, hanno diviso l'Europa in due zone d'influenza;
Da questa presa di posizione, presente nella risoluzione approvata dalla delegazione del PD nel Parlamento europeo, Emerge un’operazione di propaganda e revisionismo storico; un operazione di “controllo della realtà,” di riscrittura degli eventi storici degna del bispensiero del romanzo orwelliano: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.
Orwell pubblicava il suo romanzo nel 1949 guardando allo Stalinismo ed al Nazismo. Nell’anno 1984 i media si interrogavano quanto l’Unione Sovietica fosse attinente ad uno dei tre agglomerati Statali espressi nel romanzo. Oggi, però, con la risoluzione sulla “… memoria...”, sappiamo che il “Grande Fratello” esiste ed opera nel Parlamento europeo.
Fine prima parte
Marco Bizzoni

9/14/2019

COSTRUIRE L’ #OPPOSIZIONE DI #SINISTRA AL #GOVERNO #CONTE2

Crisi di governo
Quando in agosto si è manifestata ed esplicitata la crisi di governo, bene ha fatto Rifondazione Comunista a contrastare la richiesta di voto anticipato avanzata dalla Lega. Le elezioni chieste a gran voce per ottenere “pieni poteri” per il bene dell’Italia era solo un espediente utile a Salvini per trasformare in voti e seggi Parlamentari il consenso che i sondaggi gli assegnavano. Anche Zingaretti inizialmente era disponibile al voto anticipato, gli avrebbe consentito di riprendere il controllo sui gruppi parlamentari e restaurare un’apparente bipolarismo.pesci piccolo mangia grande
Dalla volontà di contrastare l’ipotesi descritta emerge la richiesta di Rifondazione Comunista, al M5S e PD, di assumersi la responsabilità di esplorare le possibilità consentite dal parlamentarismo; per far nascere un governo democratico nel rispetto della Costituzione.
Questa posizione, di responsabilità antifascista, è stata utilizzata da qualche commentatore interessato come l’espressione più chiara della volontà del PRC di inserirsi , in qualche modo, nell’area del futuro governo. Solo il settarismo più miope, irresponsabile o interessato può impedire di comprendere che nel momento in cui si è al bivio tra due ipotesi, pari negli effetti sui lavoratori, ma di cui una porta alla realizzazione di un regime reazionario di massa e l’altra ad un governo democratico, anche se blandamente rispettoso la costituzione, non si possa rimanere indifferenti e sia necessario sollecitare la realizzazione della seconda. Pur nella consapevolezza che il governo che si costituirà non sarà il nostro governo, ma sarà un avversario.
Nuovo Governo
Il Conte due non è il governo di Rifondazione Comunista, nè a quanto mi è dato sapere della lista “La Sinistra”. Sebbene sia stato definito dalla grande stampa e dai mass media come governo giallo-rosso, le culture che lo sostengono attingono dall’alveo del liberalismo in politica e del neoliberismo in economia; cioè un nuovo umanesimo per chi se lo può permettere e le briciole agli altri.
A questo governo, di cui Rifondazione Comunista è avversaria, si riconosce l’utilità nella difesa della democrazia, se assumerà il compito che Moni Ovadia chiama: “bonifica del clima e processo di rialfabetizzazione dei cittadini che non sanno di esserlo.” Concetto ulteriormente esplicitato da Liliana Segre in Senato rilevando con inquietudine che il razzismo nella società viene ormai vissuto come cosa normale ed inoltre che la politica di odio diffusa in questi mesi non danneggia solo i bersagli a cui e rivolta, ma le stesse classi popolari che vivono la crisi economica, alimentandone la disperazione e il senso di impotenza. La senatrice a vita poi afferma la necessità che: “Il nuovo governo operi concretamente per ripristinare un terreno di valori condivisi, fatto di difesa costante della democrazia e dei principi di solidarietà previsti dalla nostra costituzione.”
È bene aver presente che la pericolosità della proposta parafascista di Salvini, interrotta dalla nascita del nuovo governo, non è esaurita. Nel corso di questi anni ed a causa delle politiche neoliberiste del PD, che grande stampa e mass media dipingono continuamente come il “partito Rosso”, i “Comunisti”, la “Sinistra”, nel sentimento popolare si è realizzata una sorta di equiparazione per cui ciò che viene dalla “Sinistra” è contro i lavoratori, facendo crescere la percezione nelle classi popolari di essere tutelate solo dai partiti dell’antipolitica o dalla destra reazionaria. Nei quattordici mesi del governo giallo-verde tra le masse popolari si è aperta la disponibilità ad accogliere un regime reazionario, pensando in questo modo di poter risolvere i propri problemi. Oggi, malgrado l’uomo forte Salvini abbia fatto una figura da pagliaccio, resta alta tra i lavoratori la convinzione che possano risolvere le loro difficoltà affidandosi alla destra parafascista.
Per questo motivo, pur avendo sempre presente che il governo Conte due è un nostro avversario, dobbiamo attivare un’azione costante di rivendicazione di una legge elettorale proporzionale pura. Un’azione che non può ridursi al comunicato emesso dagli organismi nazionali del PRC, ma che deve essere sviluppato sui territori e nelle città come se affrontassimo una campagna referendaria. Costituendo comitati con personalità e la sinistra diffusa, organizzando banchetti, informando e coinvolgendo i lavoratori. Dobbiamo fare in modo che la discussione sulla legge elettorale, da argomento riservato ai sacerdoti dei tecnicismi politico-burocratici, si trasformi in un dibattito pubblico nelle masse popolari. dobbiamo sforzarci di collegare lo strumento di selezione della rappresentanza politica alle condizioni materiali dei lavoratori; evidenziando i diversi esiti che le classi popolari hanno ottenuto in passato con il proporzionale in termini di possibilità decisionali e di tutela economica.
Una nuova fase politica
Con il governo Conte due si apre una nuova fase politica. Le destre,sono  ancora elettoralmente unite, ma politicamente conflittuali tra l’istanza parafascista e nazionalistica e quella di destra liberale, il PD si barcamena nelle continue manovre interne, con Zingaretti che cerca di restaurare l’idea del centrosinistra, incorporando o aggregando le varie componenti di LeU; sostenuto, in un ottica bipolare, dai padri nobili Prodi e Veltroni. Mentre Renzi cerca di ricostituire un centro politico-parlamentare autonomo, anche con l’apporto di una parte di quella destra liberale che non vuole essere subalterna alla destra Salviniana. Nel M5S, la crisi di governo e la formazione del nuovo hanno scosso certezze granitiche, rimettendo in moto in modo più libero conflitti interni e relazioni politiche di cui vedremo lo sviluppo nei prossimi mesi.
Per quanto riguarda l’azione di governo bisogna innanzitutto evidenziare che il contesto internazionale annuncia una nuova crisi economica. Crisi che ha già coinvolto la Germania e contro cui la BCE ha già predisposto il proprio armamentario annunciando il taglio dei tassi di interesse al -0,50% e il ripristino del quantitative easing senza limiti di tempo. In questo quadro diviene più plausibile la possibilità che la Commissione europea, pur mantenendo ferma la richiesta di riduzione del debito dell’Italia, sia disponibile ad attenuare e modulare diversamente la richiesta di austerità, consentendo una maggiore flessibilità nei conti e semplificando l’azione di governo. Tuttavia non ci si deve illudere su sostanziali cambiamenti nelle politiche; il Ministro alle infrastrutture ha subito messo in chiaro la continuità sulle grandi opere, il Ministro dell’agricoltura ha individuato tra le sue priorità la ratifica del trattato di commercio internazionale CETA, che devasta diritti ed ambiente, il Ministro delle finanze ha assicurato che non ci sarà nessuna patrimoniale. Nella sua comunicazione al Parlamento, il Presidente Conte, con retorica sofista, ha annunciato un Green New Deal, il taglio del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori, la neutralizzazione degli aumenti IVA, etc. Alle orecchie e agli occhi dei lavoratori e dei cittadini sono parole di speranza, ma esse incapsulano politiche neoliberiste, così il governo toglierà con la mano destra quanto dato con la mano sinistra, alimentando il consenso dei lavoratori alle destre.
Il Governo quindi, non solo è nemico dei lavoratori, ma è un nemico subdolo perché utilizza, lessico e proposte della Sinistra, quella vera, per realizzare politiche consone alla destra, al capitale, ai padroni. Nasce da ciò la necessità di un grande sforzo di elaborazione di un linguaggio comprensibile ed esaustivo delle proposte della Sinistra, parole in grado di divenire simboli in sé, rompendo ogni possibilità di assimilazione al senso comune delle parole del governo.
Rifondazione Comunista
Siamo avversari del governo, ma la sua costituzione ci permette di avere del tempo per agire, non sappiamo quanto. Pubblicamente si è affermata la volontà di realizzare un governo che concluda la legislatura, ma ci sono forze interne al M5S e al PD che spingono su prospettive diverse.
Il tempo in cui questo governo opererà dovrà essere impegnato innanzitutto per evidenziare che ci sono proposte di Sinistra che rappresentano le esigenze dei lavoratori. in questo tempo dovremmo procedere alla semina dei nostri temi, alla riorganizzazione del partito, che sebbene non sia stato abbattuto da 11 anni di esclusione dal Parlamento è in evidente sofferenza. Reinsediare il partito, ricostruire e sviluppare relazioni con la sinistra politica, che non coltiva smanie di governismo, e quella sinistra collaterale presente in ogni territorio:ARCI, Libera, ANPI, Associazioni, Centri sociali, riviste, collettivi di studio e di elaborazione, occupazioni, sindacati, singole intellettualità. Mettere insieme idee e forze nelle forme che ogni organizzione ritiene più opportuna, in cerchi concentrici: patti di consultazione o di azione, unità dei comunisti, federazioni, alleanze, fronte,  un Parlamento della Sinistra in grado di costituire quella massa critica che possa dare forza a quella lista “La Sinistra” che ne rappresenta l’abbozzo e che non dobbiamo far morire, ma che dobbiamo rilanciare con chi ci sta, nella chiarezza del suo progetto iniziale di unire tutto ciò che il neoliberismo divide, nel tentativo di realizzare una rappresentazione politica delle classi popolari autonoma e alternativa alle destre, al M5S e al PD.
Rifondazione Comunista è e deve continuare ad essere centrale nella costruzione del soggetto dell’alternativa. A chi è stanco o scoraggiato ricordiamo le parole che papà Cervi disse al funerale dei figli: “ Dopo un raccolto ne viene un altro.”
Inizia una nuova fase politica, riprendiamo la semina.

12/11/2018

Diritti umani: cosa resta a 70anni dalla loro proclamazione?


dicunivdirittumaniAppena finita la tragedia della seconda guerra mondiale, la ricostruzione degli Stati si svolse sotto nuovi paradigmi e valori che tendevano all’obiettivo di impedire che si potesse ripetere una nuova guerra. In quel clima, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riunita a Parigi, proclamò la Dichiarazione universale dei diritti umani.
In tutti questi anni, sebbene la Dichiarazione non abbia valore vincolante per gli Stati, essa è stata lo strumento con cui si è illuminato il percorso da compiere nell’ambito di quei diritti che competono a tutte le persone per il solo fatto di essere viventi.
Per anni è sembrato che il riconoscimento dei diritti umani fosse solo un problema di Paesi perennemente e permanentemente in conflitto, mentre nei paesi occidentali erano ritenuti come ormai acquisiti ed in pieno sviluppo.
Le contestazioni contro la globalizzazione economica, che in Italia culminarono nella contestazione del G8 di Genova del 2001, misero in evidenza che in realtà gli Stati “occidentali” erano indifferenti all’assenza di diritti umani in molti Paesi, ciò che contava per la loro realpolitik erano i meri calcoli economici. Tuttavia la repressione del movimento altermondialista mostrò come quegli stessi Stati, che si fregiavano della medaglietta di difensori dei diritti umani, in realtà erano propensi ad usare strumenti che negano in nuce il riconoscimento dei diritti umani. In Italia ciò si concretizzò con le torture inflitte ai manifestanti al carcere di Bolzaneto, nella scuola Diaz e con l’assassinio di Carlo Giuliani. Nel tempo altri abusi si sono susseguiti e gli interessi economici hanno prevalso sulla tutela dei diritti umani. Come evidenzia la triste vicenda del giovane ricercatore Giulio Regeni, assassinato dal regime in Egitto. Qell’avvenimento è emerso, e resta al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, non per merito dei governi italiani, che non hanno mai supportato politicamente lo sforzo dei magistrati di pervenire ad una verità, ma solo grazie ad una madre che invece di rinchiudersi nella ricerca dell’oblio del dolore, ha sentito forte la necessità di urlare la richiesta di verità e giustizia su quell’omicidio di Stato. Per dare un senso alle scelte di vita del figlio e voce a tutti gli anonimi figli assassinati dal potere.
Fino ad oggi potevamo ritenere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” una meta da raggiungere, una enunciazione in cui luci e le ombre tra ciò che era stato fatto e ciò che restava da fare erano intrecciate in modo da palesare comunque una prospettiva di una loro progressiva applicazione. Oggi con il “decreto sicurezza” salviniano non è più così. Non si tratta solo di un stop, più o meno temporaneo, del processo, ma di una vero e proprio arretramento.
Il governo Di Maio- Salvini, con una politica di odio, populismo, falsità e mistificazioni, soffia sulle paure dei lavoratori che temono di sprofondare nell’abisso della miseria e individua i nemici del popolo negli ultimi della società: i poveri, i migranti, i rifugiati.
Nella ricerca spasmodica del consenso elettorale Salvini disumanizza le persone più vulnerabili, assegnando loro il ruolo di cause del malessere civile ed economico della società. Mancano le case? È colpa dei migranti che occupano edifici fatiscenti. Ci sono dei furti? è colpa dei rom, dei migranti e dei barboni. Ci sono degli stupri, spaccio di droghe, vandalismi? Sono ancora loro, che inoltre ci rubano il lavoro, i posti nelle scuole, nelle mense della Caritas, nelle graduatorie delle case popolari e, in quello che resta, degli aiuti dei servizi sociali. Secondo il racconto di Salvini, quotidianamente amplificato da tutti i media del regime, gli stranieri ci rubano il futuro perché per loro si spendono i soldi che potrebbero essere utilizzati per le nostre esigenze. Ed ecco allora la regressione di civiltà: “Prima gli Italiani”. Non importa se per dare un corpo apparente a questo slogan sia necessario lasciare affogare le persone dei barconi, riportarle nei lager in Libia, impedire l’accesso ai bambini nelle scuole, rifiutare le cure sanitarie a chi appare come uno straniero o trattare come spazzatura sociale quanti cercano di sopravvivere negli anfratti cadenti di palazzi in attesa di speculazioni edilizie. E, in quest’orgia narrativa di costruzione del nemico, gli adepti salviniani sui social, hanno cominciato a costruire un senso comune che fa saltare la naturale propensione alla solidarietà delle persone, anestetizzandone l’umanità e alimentando gli egoismi individuali. Ecco allora il salvifico “Decreto Sicurezza” quello che dovrebbe salvarci da questi nuovi barbari che ci circondano e attendono nell’ombra di poter violentare, rubare, spacciare.
Ciò che Salvini ed i suoi media non ci dicono però è che l’effetto del decreto sarà quello di far crescere la nostra insicurezza. Tra poco tempo inizieranno a scadere circa diciannovemila permessi umanitari che i decreto a cancellato, l’effetto sarà quello di far finire queste persone sui marciapiedi, comprese intere famiglie migranti con mamme e bambini. Creando diciannovemila senzatetto disseminati nelle strade delle nostre citta, che si arrabatteranno come potranno per sopravvivere clandestinamente, in attesa di un’espulsione coattiva di cui sono certi gli alti costi economici e di cui è altrettanto certo il fallimento. Poichè una volta rimpatriati a forza, gli irregolari troveranno in patria le stesse condizioni che li avevano spinti a migrare.
In questo modo, invece di attivare politiche per affrontare un problema, Salvini lo esaspera con misure dall’elevato impatto propagandistico, ma concretamente inutili alla sua soluzione e così la sua campagna elettorale per le Europee è già a buon punto.
Ciò che resta dei diritti umani, in un’epoca in cui neppure tanto velatamente, i governi fanno risuonare quel motto latino che i gladiatori sembra recitassero a se stessi prima dei giochi: “Mors tua vita mea”, è poco più di una celebrazione ipocrita di buoni sentimenti e tuttavia è indispensabile conoscere e rileggere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” per dissipare il teatro di ombre in cui ci hanno immersi.
Se quindi “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. (Art. 1)” e ” Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. (Art.25), ” allora sta solo a noi riscuotere le nostre coscienze, addormentate e inebetite dalla paura, dagli affanni e dall’ignavia civica del: “non ci si può fare nulla”. Sta a tutti noi riprendere ad indignarci per le cose che non vanno e rifiutare la proposta di individuare il nemico nel nostro prossimo. Sapendo che le guerre tra poveri non alimentano altro che i profitti dei padroni.
I nostri avversari sono i padroni e solo la lotta contro di loro potrà consentire di migliorare le condizioni di vita, e quindi i diritti umani di tutti, italiani o migranti che siano.
Marco Bizzoni