circoli PRC dei comuni di:
Albano, Ariccia, Genzano, Nemi, Lanuvio, Velletri, Nettuno, Anzio, Ardea, Pomezia, Castelgandolfo, Marino, Grottaferrata, Frascati, Monteporzio, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora, S. Cesareo, Zagarolo, Genazzano, Palestrina, Labico, Artena, Colleferro, Segni, Montelanico.

2/18/2022

Bizzoni PRC-Se Roma: "FERMIAMO LA GUERRA, MOBILITIAMOCI PER LA PACE"

 



Sabato 19 febbraio, in piazza Barberini dalle 10,30, si svolgerà un presidio contro la guerra promosso da decine di realtà politiche e sociali.

Venti di guerra sempre più minacciosi tornano a soffiare sull’Europa, L’aperta provocazione che l’Unione Europea opera coprendo le violazioni ucraine, l’ipocrisia della NATO, che si definisce difensiva, ma nello stesso tempo opera per inserire l’Ucraina nell’alleanza portando missili, basi e uomini al confine con la Russia, sono le cause immediate del crescere della tensione militare nell’europa orientale. Non siamo sostenitori di Putin, ma della pace minacciata da questi fatti.

 Il nostro Paese ha pieno interesse che vi sia una soluzione pacifica della crisi e una ripresa della cooperazione economica con la Russia. "É necessario - afferma Bizzoni, segretario PRC Roma -  che l’Italia esca dalla Nato e ritiri le forze armate presenti sul teatro di crisi, opponendosi ai piani NATO e facendo prevalere l’articolo 11 della nostra Costituzione."

Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine, la classe lavoratrice e popolare a partecipare alle mobilitazioni contro il rischio che la tensione in Ucraina sfoci in guerra e per rivendicare il diritto alla pace.


Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra europea, Roma, Castelli, Litoranea

1/31/2022

Bizzoni PRC-Se Roma, “Il Sindaco e il Consiglio intervengano contro il carovita”.

 

Il primo bilancio della Campagna Nazionale contro l’aumento delle bollette che, dai primi di dicembre, Rifondazione Comunista sta portando avanti a Roma è altamente positivo. A conclusione della prima fase della campagna abbiamo deciso di inviare una petizione al Sindaco e al Consiglio Comunale chiedendo intervenire sulle difficoltà dei cittadin* romani.

Gli incrementi vertiginosi dei costi di luce e gas, non solo generano aumento delle bollette, ma trascinano con se l’impennata di un’inflazione che si trasferisce ai prodotti di prima necessità, generando un complessivo aumento del costo della vita a fronte di salari che ristagnano e talvolta recedono.

“Il Sindaco ed il Consiglio Comunale di Roma – afferma Marco Bizzoni neosegretario della federazione romana del PRC, non solo dovrebbero dichiarare cosa ne pensano di questo tema, ma si dovrebbero attivare contro l’aumento del carovita, cercando di dare sollievo alle difficoltà di chi vive a Roma.”

La crisi sociale ed economica sempre più grave che stiamo vivendo, viene pagata in maniera maggiore da chi sta in basso; dalla classe lavoratrice e dai ceti popolari. Tuttavia il Governo Draghi ha deciso di non tassare i superprofitti delle aziende energetiche e si è impegnato a fornire miliardi di euro di aiuti alle grandi imprese che reclamano per l’aumento dei costi energetici, mentre alle classi popolari regala lo sblocco degli sfratti, dei licenziamenti ed il sostanziale immobilismo di fronte all’aumento delle bollette.

Rifondazione Comunista chiede che Sindaco e Consiglio si impegnino direttamente contro il carovita, per quanto possono, con gli strumenti di Roma Capitale e si attivino facendo presente al Governo le possibili soluzioni per limitare l’impatto sulla classe lavoratrice di quegli aumenti.


Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra europea Roma, Castelli, Litoranea



Di seguito la petizione, del PRC-Se Roma, Castelli, Litoranea, inviata al Sindaco ed al Consiglio Comunale:

Gli aumenti vertiginosi per le bollette di luce e gas, che da luglio a dicembre hanno

visto un incremento del 42,6% della luce e 31,9% del gas, dimostrano che la

privatizzazione e la liberalizzazione del settore energetico ha provocato un aumento

dei costi e un peggioramento dei servizi.

Evidenziato che

Tenuto conto che dall’apertura alla concorrenza e dalla liberalizzazione del settore

energetico, i prezzi dell’elettricità e del gas in Italia sono aumentati, a fronte del fatto

che la media europea dei costi per i consumi energetici è del 20% in meno.

I cittadini del Comune di Roma ritengono inammissibili questi aumenti tanto più alla

luce dell’aumento della povertà e alle crescenti difficoltà di fasce sempre più ampie

della popolazione a causa della pandemia, e promuovono questa raccolta di firme per

chiedere, al Sindaco e all’Amministrazione comunale:

di attivarsi attraverso l’Anci affinché vengano intraprese tutte le iniziative necessarie

contro questi aumenti;di attivarsi al fine di restituire agli utenti Acea gli extraprofitti indebitamente percepiti

e regolamentare le future bollette della partecipata:

di attivarsi presso il Governo e il Parlamento affinché si blocchi l’aumento delle

bollette di gas e elettricità, si riduca al 5% l’IVA che paghiamo sulle bollette, si

eliminino oneri di sistema obsoleti e si dia finalmente un taglio alle accise, alle

addizionali regionali;

di attivarsi presso il Governo e il Parlamento affinché sia revocato il totale passaggio al

mercato libero che scatterà il prossimo 1° gennaio 2024.”

1/26/2022

PRC-Se Roma: Casa, prima le persone

 
Tutti gli esseri umani hanno diritto ad avere un'abitazione dignitosa, pertanto sgomberi e sfratti non possono essere eseguiti rispondendo al criterio di ordine pubblico.
La estromissione da immobili pubblici o privati deve avvenire soltanto se garantito il passaggio da casa a casa.
Rifondazione Comunista aderisce e partecipa alla mobilitazione per il diritto all'abitare del 29 gennaio alle ore 15 in Piazza Vittorio.
Chiediamo al Prefetto ed alle Istituzioni interessate una moratoria nell'esecuzione degli sgomberi e degli sfratti sino a quando non potrà
essere garantito realmente il passaggio casa a casa.
 
Partito della Rifondazione Comunista-Se Roma, Castelli, Litoranea

1/10/2022

PRC Roma: l'aumento di Gettoni di presenza è uno scandalo che accomuna tutti i Consiglieri Comunali di Roma capitale

PRC Roma: l'aumento di Gettoni di presenza è uno scandalo che accomuna tutti i Consiglieri Comunali di Roma capitale


Il CentroDestraSinistra, guidato da Draghi, ha aperto le danze a livello nazionale raddoppiando le indennità di funzione dei Sindaci e dei componenti delle Giunte, consentendo al sindaco di Roma Gualtieri di passare da un riconoscimento economico di 5700 euro mensili a 11mila. In Parlamento nessuno si è indignato, né ha contrastato di questa scelta, che sfacciatamente sbertuccia qualsiasi discorso sulla lotta alle disuguaglianze.

Non è quindi un caso che i Consiglieri Comunali di Roma si siano sentiti in diritto di poter aumentare i loro gettoni di presenza, affermando: di avere grandi responsabilità, che i gettoni non prevedono i contributi previdenziali, che il loro aspetto economico è più basso del minimo dei dipendenti comunali; solo 1.500 euro, netti, al mese che purtroppo percepiscono solo gli instancabili presenti a tutte le riunioni.

Sull’aumento non c’è maggioranza e opposizione che tenga, tutti i Consiglieri di Roma Capitale sono disposti a sacrificarsi per approvarsi un regolamento che preveda l’innalzamento fino al massimo di legge, 3500 euro, dei loro Gettoni di presenza.

Molti di noi, 1500 euro netti, li vedono ogni tre mesi o attraverso tre lavori precari, interinali, temporanei o in appalto. Ma, per i Consiglieri Comunali di Roma Capitale, quella cifra è una miseria.

Lo scandalo principale, però, è dato dal fatto, sottaciuto e nascosto, che il Gettone di presenza che i Consiglieri Comunali prendono non è il loro stipendio, ma un contributo aggiuntivo specifico per l’attività che svolgono.

Tutti loro continuano a percepire gli stipendi inerenti le proprie attività lavorative, godendo di permessi che gli consentono di poter partecipare alle riunioni. La Repubblica, cioè tutti noi, risarcisce i loro datori di lavoro delle parti di stipendio versato che non abbia avuto un corrispettivo di lavoro, poichè come Consiglieri Comunali sono impegnati nell’attività istituzionale.

In sintesi i Consiglieri Comunali vivono del proprio stipendio di lavoro più il riconoscimento economico dei Gettoni di Presenza, per consentire tutto ciò la Repubblica Italiana risarcisce i loro datori di lavoro dei giorni che non lavorano.

Per tutti questi motivi il partito della Rifondazione Comunista di Roma, chiede al Sindaco Gualtieri di impedire l’incremento del valore dei Gettoni di Presenza che i Consiglieri Comunali già percepiscono. Tale aumento è uno schiaffo in faccia: alle lavoratrici ed ai lavoratori che soffrono la crisi economica indotta dalla pandemia, a tutte le cittadine ed i cittadini romani che quotidianamente subiscono le difficoltà della fruizione dei servizi, a partire dalla raccolta rifiuti, ai trasporti, alla gestione delle disuguaglianze, etc, che Roma oggi offre.

Sappiano i Consiglieri Comunali che il loro voto favorevole a quest’aumento scandaloso, non solo riceverà tutto il nostro sdegno e la nostra ripulsa, ma sarà reso pubblico alla città; che deve poter conoscere chi sono i fautori dell’infamia di questo aumento.


Partito della Rifondazione Comunista Roma, Castelli, Litoranea

9/04/2021

I LAVORATORI ROMANI INSORGANO INSIEME A QUELLI DELLA GKN

 


Roma, Rifondazione Comunista di Roma e del Lazio saluta ed esprime solidarietà al “Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze”, che oggi, 4 settembre, sarà a Roma per partecipare ad un’assemblea.

E’, quella dei lavoratori e delle lavoratrici Gkn di Firenze, una vicenda emblematica del nostro tempo. Il padronato agisce senza tregua nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici, che pagano l’assenza di propria, vera, rappresentanza in Parlamento.

Non è un caso che il governo Draghi abbia sbloccato i licenziamenti, tra i balbettii isolati di un ministro e la volontà padronale di ristrutturare la produzione, facendone pagare i costi ai lavoratori, la scelta è stata ineluttabile; con il beneplacito di tutti i partiti in Parlamento, in maggioranza e all’opposizione, M5S, PD, FI, Lega, FdI. Così come all’annuncio dei licenziamenti via Whatsapp, dopo le immediate lacrime di coccodrillo, alle parole non sono seguite azioni concrete di sostegno da parte di Conte, Letta, Salvini, Meloni.

I lavoratori e le lavoratrici Gkn sono stati lasciati soli dalla politica nazionale, ma non si sono arresi e nel corso di quest’estate hanno mostrato di non essere isolati, hanno messo in evidenza che l’organizzazione, la combattività, la voglia di non subire più, paga.

Per questo non si sono divisi tra chi è dipendente diretto della multinazionale e gli altri lavoratori e lavoratrici dello stabilimento. Per questo hanno cercato il collegamento con lavoratori e le lavoratrici di altre aziende che stanno vivendo una condizione simile. Per questo stanno facendo l’Insorgiamo tour, svolgendo assemblee e dibattiti in diverse città d’Italia.

All’ingiustizia che stanno subendo, i lavoratori e le lavoratrici Gkn, hanno deciso di non abbassare la testa e di rispondere con un grido di riscatto, chiamando a raccolta quanti, in qualsiasi parte d’Italia stanno subendo ingiustizia, ricatto, sfruttamento, abuso.

Basta con i licenziamenti, le delocalizzazioni, gli appalti sulla pelle di chi lavora, il lavoro nero, le morti sul lavoro, le busta paga truffa, la colpevolizzazione dei giovani che rifiutano salari da fame, l'inquinamento in nome del profitto, le pensioni sempre più ritardate, i servizi lasciati ai profitti dei privati, l’assenza di qualsiasi piano per il lavoro nel nostro Paese.

Basta con la paura di perdere il lavoro, è tempo di unire le lotte, le vertenze, i conflitti del lavoro e nella società.

I lavoratori e le lavoratrici di Roma e del Lazio, di aziende in crisi o che si sentono particolarmente “protetti”, i disoccupati, i pensionati, etc, sono tutti invitati a partecipare all’assemblea che si svolgerà a partire dalle 14,00 al Renoize 2021 - parco Schuster.

Lavoratori e le lavoratrici della Gkn di Firenze con la loro insorgenza hanno indicato la strada,

seguiamo il loro esempio.

Nessuno si salva da solo, solo con una lotta comune potremo cambiare e riprenderci quanto ci è stato tolto.


Roma 4 settembre 2021

Marco Bizzoni, referente lavoro Roma-Lazio, Partito della Rifondazione Comunista

8/13/2021

PRC Lazio VITALIZI: E’ ORA DI ABROGARLI, ZINGARETTI FERMI GLI AUMENTI.


Martedì 10, prima della pausa estiva, PD e M5S nel consiglio Regionale del Lazio hanno approvato in bilancio una norma che regala 500 euro in più agli ex consiglieri che sono stati anche parlamentari e che quindi godono del doppio VITALIZIO.

“Nell’autunno del 2012 RIFONDAZIONE COMUNISTA – afferma Marco Bizzoni, referente Lavoro PRC Lazio - consegnò alla Corte d'Appello di Roma oltre 50 mila firme certificate di cittadini che chiedevano un referendum per cancellare i VITALIZI,  gli ultimi eventi rendono evidente che avevamo ragione”. ZINGARETTI si guardò bene dal far svolgere il Referendum, visto che il PRC non aveva eletti in Consiglio Regionale e il M5S si accontentò di una legge che avrebbe dovuto ridurli.

Approvata la legge di riduzione deii vitalizi tutti si riempirono la bocca di  parole come ritorno alla legalità, vittoria contro i vitalizi etc, etc, ma: “oggi accade ciò che allora denunciammo - afferma Maurizio Fabbri segretario regionale del PRC - sarà sufficiente un emendamento al bilancio per far ripartire i privilegi, ZINGARETTI deve fermare gli aumenti approvati”.

Ci sono voluti anni affinché i cittadini dimenticassero gli ignobili privilegi di cui godevano i Consiglieri Regionali. Così solo oggi, ZINGARETTI e il M5S, possono pian piano riprendere quelle pratiche che sono state tipiche delle DESTRE, FI, Fratelli d’Italia, che allora, giunta POVERINI, si chiamavano Popolo della Libertà (PdL).

Non si può tornare indietro, la politica deve essere un servizio ai cittadini non uno strumento per acquisire privilegi. Il partito della Rifondazione Comunista chiede al presidente della regione Lazio Zingaretti di fermare gli aumenti e di ABROGARE definitivamente i VITALIZI.

Maurizio Fabbri, Segretario Regionale Lazio

Marco Bizzoni, referente lavoro Lazio

Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

6/22/2021

A proposito della sinistra e le elezioni a Roma - IL BRUSCOLINO4

Le primarie del PD, per scegliere il candidato a sindaco di Roma, si sono concluse.

In questi giorni la sinistra integrata al centrosinistra si è spesa per i suoi candidati, spiegando ai militanti ed agli elettori che era importante partecipare: per trattenere il PD su posizioni popolari e civiche, per dare una lezione al potere del suo apparato, che ha accoltellato Marino ed è colluso con i poteri forti della città. Bisogna partecipare, hanno detto, per portare avanti una diversa idea di Roma rispetto a quella del PD, a cui si intendeva contendere la guida del governo della città e dei municipi.

Il risultato, ma guarda un po’ che sorpresa, è stato quello di legittimare l’esponente politico che il PD aveva già indicato.

Così l’esito delle primarie ci consegna un quadro politico che mistifica la realtà: il candidato eletto non è di sinistra, ma del PD, un partito liberale. Però, grazie alla sconfitta dei candidati delle sinistre integrate e alla compiacenza della stampa, amica e avversaria, apparirà agli occhi dei cittadini come il campione della sinistra e l’unico legittimo avversario alle destre al comune di Roma.

Non vi è nulla di più falso di questa rappresentazione, basti vedere con chi governa attualmente il PD, presente nel governo Draghi con Forza Italia e Lega, che parlano di federarsi con l’alleato Fratelli d’Italia per costruire un centrodestra unito.

Che politiche per Roma porterà avanti il candidato sindaco del PD?

La memoria ci ricorda che a Roma il PD ha sempre proposto la privatizzazione delle aziende municipalizzate, per regalare ai padroni la ricca opportunità di fare profitti sulla pelle della città. Mentre i cittadini, in questi anni, hanno sempre difeso con petizioni e referendum i servizi pubblici. Ricordiamo la compiacenza urbanistica del PD con i costruttori e la sua politica sociale della casa, che quando veniva realizzata tendeva ad espellere oltre il GRA i soggetti beneficiari. Ci sarebbe altro da aggiungere ma il quadro mi sembra chiaro.

La sinistra integrata, che con le primarie ha mostrato tutta la sua impotenza nel confronto con il PD, ora parla di allearsi e generare una lista unica, anch’essa con il solito scopo di trattenere, contendere, competere con il PD. Rassicurando i propri elettori sulle politiche che verranno portate avanti a Roma, con la carta d’Intenti del centrosinistra sottoscritta per le primarie. Tuttavia, qualche esponente del PD ha già dichiarato a mezza bocca che la carta non può essere considerata una bibbia intoccabile. Le primarie hanno messo in evidenza chi sarà a determinare le scelte politiche future, alla sinistra integrata, unita o meno, non resta che un’utilità ornamentale.

Non c’ è dunque alcuna speranza per i lavoratori e le lavoratrici romani? Dovranno turarsi il naso e sperare bene? Non è così.

Certamente non lo sapete, la stampa dei padroni non divulga certe notizie, ma da tempo, alcuni soggetti politici, qualche soggetto sociale che non ha dovuto vendere l’anima al PD, comitati, associazioni, gruppi e singoli, stanno elaborando un progetto politico alternativo al falso bipolarismo delle politiche gemelle del centrodestra e del centrosinistra.

I generosi militanti ed elettori, che per cercare cambiare qualcosa, hanno sostenuto i candidati delle sinistre integrate nelle primarie del PD, sono stati sconfitti dalla irriformabilità di quel sistema di potere. Tuttavia quei militanti e quegli elettori devono sapere che non è necessario ingoiare il rospo del meno peggio di un candidato Sindaco del PD, ma possono continuare nella loro battaglia di cambiamento grazie alla generosa disponibilità di un intellettuale militante, l’urbanista Paolo Berdini, che conosce i mali di Roma e che da anni si batte per contrastarli.

L’alternativa c’è, e può avere molta forza, se ognuno di noi gli darà la sua.

Marco Bizzoni

3/06/2021

Roma, Sindaca Raggi perché distruggi le aziende Partecipate?


Farmacap, Ama, Atac, Roma Metropolitane, il disastro delle partecipate della Giunta Raggi, inizia a diventare una tempesta perfetta per distruggere il servizio pubblico di Roma.

Ama quattro anni senza bilanci approvati, Atac due anni di bilanci mancanti, Farmacap bilanci non discussi e approvati dal 2013 ad oggi, Roma Metropolitane messa in liquidazione della società, malgrado vi siano tutte le professionalità per progettare ciò che serve a migliorare la mobilità a Roma a costi molto più bassi di quelli di mercato.

I bilanci sono strumenti di controllo, programmazione e gestione di natura economica, pratica, ed essendo le società di Roma Capitale, democratica. La loro mancata discussione e la mancata approvazione hanno conseguenze sui lavoratori, sulla qualità dei servizi, sulla qualità della vita nella città.

La maggioranza del M5S, e la sindaca Raggi, hanno consentito che sino ad oggi le società partecipate di Roma Capitale potessero operare in queste condizioni torbide, confuse e oscure. Tutto ciò non può più essere solo irriso o imputato ad una presunta capacità incapacità amministrativa.

Rifondazione Comunista denuncia la sempre più una evidente natura di carattere politico di questo stato di cose. L’amministrazione Raggi formalmente si impegna negli atti pubblici a mantenere la natura pubblica dei suoi servizi e sostanzialmente opera, o non opera a seconda dei casi, affinché quegli stessi servizi falliscano, fino a consentire che si possano generare possibili ipotesi di liquidazione coatta delle proprie partecipate.

In questo modo i Cinquestelle intendono “liberare” i cittadini di Roma dalla possibilità e dall’onere di avere un servizio pubblico efficiente e consegnare loro il privilegio di poter far generare, sulla loro pelle, ricchi profitti ad aziende private. Ai referendum sull’Atac e la Farmacap i romani hanno risposto in modo forte e chiaro che sono contro le privatizzazioni. Oggi la giunta Raggi vuole arrivare a privatizzare strangolando economicamente le proprie partecipate con delle gestioni scellerate e inducendo nei cittadini stanchezza, delusione e disgusto di ogni attività pubblica.

Rifondazione comunista si oppone a questo lucido disegno e sostiene le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici. Nelle partecipate vi è un’elevata presenza di lavoro femminile di alta qualità, saranno loro quelle che pagheranno il prezzo più alto se si perderanno posti o si dequalificherà il lavoro.

Anche per questo diciamo No a politiche che portano alla privatizzazione e rilancio delle aziende municipalizzate con assunzioni e miglioramento dell’efficienza dei servizi.

Vogliamo un buon lavoro per tutte e per tutti perché è il primo passo per avere un buon servizio per i cittadini e le cittadine.


Commissione Lavoro

federazione Roma, Castelli, Litoranea

Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra europea

2/20/2021

Assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori, mettere al centro i diritti di chi lavora.

 


Venerdì 19, con una diretta facebook, si è svolta l’assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori di Rifondazione Comunista; in preparazione della Conferenza nazionale che si svolgerà il 27 e 28 Febbraio.

Lo scopo dell’assemblea era quello di tornare a far parlare i lavoratori in prima persona dei problemi e delle difficoltà presenti oggi nei luoghi di lavoro. Nella sua introduzione ll segretario della federazione di Roma, Castelli, Litoranea, Vito Meloni, non ha nascosto che vi siano state difficoltà, negli ultimi anni, nell’azione del PRC evidenziando tuttavia la “ripresa di attenzione sul tema del lavoro da parte di Rifondazione Comunista.”

Nelle due ore e trenta in cui si è svolta l’assemblea 15 lavoratori e lavoratrici hanno raccontato le loro condizioni materiali sui luoghi di lavoro. Dipendenti pubblici, Co.co.co, lavoratori autonomi, smartworker, Partite Iva “per necessità”, sindacalisti, lavoratori nei trasporti hanno ragionato insieme, riflettendo sui problemi nel mondo del lavoro e sulle necessità per uscire dalle condizioni di ricatto create dall’approvazione del Jobs Act e dalla cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; che ha reso precari anche i lavoratori e le lavoratrici cosiddetti “a tempo indeterminato.”

Frantumazione dell’uguaglianza nel lavoro Pubblico, in cui sulla stessa tipologia di lavoro vi sono lavoratori con contratti diversi e con diversi diritti e redditi. Disinvestimento sui servizi pubblici che ha prodotto il peggioramento dei servizi stessi. Smartworking, inteso dalle aziende come opportunità, deregolamentata, per incrementare senza oneri l’orario di lavoro dei dipendenti riducendo diritti e reddito. L’autosfruttamento dei piccolissimi artigiani e commercianti, nel tentativo di mantenere a galla le loro attività e gli aiuti irrisori dello Stato e della Regione. Le condizioni di sfruttamento schiavistico che incontrano i giovani nell’entrare nel mondo del lavoro, a cui vengono proposte retribuzioni da 6 euro l’ora. Questi e molti altri temi sono stati discussi o solo accennati, rimandando ad altri incontri ulteriori analisi ed approfondimenti.

L’assemblea, tuttavia, non è stata solo una raccolta di lamentele, ma un momento di riflessione su ciò che Rifondazione Comunista ha già fatto, proposto e propone. L’abrogazione della legge “Fornero” e la possibilità di andare in pensione a 62 anni o con 40 anni di contributi, il ripristino dell’Art.18, la necessità di un salario minimo di almeno 10 euro netti, la necessità di assicurare ad ogni cittadino-cittadina un reddito reale, potenziando il “Reddito di Cittadinanza ed eliminando le condizionalità. “Dopo il fallimento di tutti i Partiti, oggi in Parlamento, – ha detto Marco Bizzoni, referente per il lavoro – è stato chiamato il salvatore della Patria Draghi. Rifondazione è contro questa scelta che ha lo scopo è quello di salvare il Sistema, tornando ad imporre i vincoli del Neoliberismo, prevedendo una spesa pubblica, non a favore dei lavoratori, ma dei profitti del capitale.”

Rispetto questo progetto FdI ha annunciato che farà l’opposizione di sua maestà, mettendosi fuori dal mucchio selvaggio del centrodestra-centrosinistra al Governo, perché così si nota meglio. Rifondazione Comunista, invece, chiede che il 31 marzo sia prorogato il blocco dei licenziamenti e si continui ad assicurare la cassa integrazione, si nazionalizzino le aziende di interesse strategico per il Paese, si avvii una campagna di almeno 500mila assunzioni nel Pubblico. E’ ora di cambiare il Sistema, cancellare la precarietà lavorativa e di vita, impedire la totale sottomissione all’impresa dei lavoratori, investire sul pubblico come elemento di crescita e tutela economica, sociale e culturale del Paese. E’ necessario costruire un nuovo modello economico-sociale, perché un altro mondo è possibile.

10/21/2020

Lavoro e servizi pubblici di qualità al centro del Seminario Nazionale “AGIRE PUBBLICO BENE COMUNE”

 


Sabato 24 ottobre il Partito della Rifondazione Comunista rifletterà sul Lavoro Pubblico con il seminario “AGIRE PUBBLICO BENE COMUNE: Qualità del lavoro pubblico e partecipazione dei cittadini, per rilanciare il pubblico ed estendere i servizi”.

Il Seminario nazionale si svolgerà, causa Covid e necessità di mantenere il distanziamento, in collegamento audiovideo dalle ore 14,30 alle ore 18,30 e sarà trasmesso in diretta sulla pagina facebook @primailavoratori2019. 

Introdurrà il seminario, Antonello Patta – responsabile nazionale lavoro PRC e vi saranno relazioni di: – Renata Puleo – ex dirigente scolastica, – Loretta Mussi – medico, – Carlotta Cossutta – ricercatrice universitaria, – Serena Sorrentino – segretaria nazionale Fp Cgil Nazionale. Interverranno inoltre lavoratrici e lavoratori dei diversi settori di lavoro.

Concluderà il seminario Maurizio Acerbo – segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.

Cosa hanno prodotto anni di disinvestimento dello Stato nei servizi pubblici, i tagli alle spese, i blocchi delle assunzioni, le privatizzazioni, i finanziamenti, occulti e palesi, alle strutture private? Quali sono gli effetti reali sui cittadini, utenti e lavoratori, ed in particolare sulle donne di quelle scelte politiche assunte dai governi nazionali, ma seguite più o meno pedissequamente dalle amministrazioni regionali e, anche se a volte obtorto collo, dalle amministrazioni locali?

Le scelte politiche dei governi negli ultimi anni sono state orientate al “contenimento della spesa” Così le hanno sempre definite i mass media principali, collusi al sistema politico della falsa alternanza. Quelle scelte si sono sempre tradotte nella soppressione dei servizi, nel peggioramento della loro qualità, nella loro privatizzazione, che genera oneri sociali e profitti privati.

Due esempi, per quanto riguarda il Lazio, sono sotto i nostri occhi in questi giorni: a Roma Capitale, un lungo processo che ha coinvolto utenti, lavoratori, famiglie, nel chiedere con una delibera di iniziativa popolare di riportare nella diretta gestione dell’amministrazione comunale il servizio degli Assistenti Educativi Culturali (AEC), si è concluso con un voto nel Consiglio Comunale che, in modo franco o con l’astensione, ha bocciato questa possibilità. Questo voto mette in evidenza come le presunte differenze tra l’amministrazione, centrosinistra e centrodestra in realtà non riguardino la vita dei cittadini. I diversi raggruppamenti si sono mostrati coesi nel respingere, in un modo o nell’altro, la possibilità di realizzazione di un lavoro pubblico di qualità mostrando attenzione ai lavoratori ed ai cittadini utenti. Per loro, i bambini disabili, sono solo merce utile per i profitti di qualche grande cooperativa, in cui i lavoratori, sono solo merce da sfruttare, il tutto pagato con i soldi pubblici. L’altro esempio è quello della Regione Lazio, di fronte alla pandemia galoppante di Covid, che ha mostrato una sanità pubblica capace di intervenire e curare malgrado le sue note difficoltà, mentre quella privata infettava i suoi utenti, Zingaretti e l’assessore alla sanità hanno fatto due scelte: la prima è stata quella di confermare l’idea della sanità privata come servizio pubblico, erogando milioni di euro ai profitti degli speculatori della salute, la seconda ha portato al potenziamento del servizio nelle strutture pubbliche attraverso lavoratori precari, sottopagati e sfruttati, da buttare via quando le attuali difficoltà saranno superate.

Anche di questi temi vogliamo discutere nel Seminario, convinti che un lavoro pubblico di qualità non sia uno spreco, ma un diritto per chi ci lavora e per chi ne usufruisce. Lavoro e servizi pubblici di qualità possono essere realizzati non riducendo la partecipazione dello Stato, ma ampliando gli spazi di partecipazione dei cittadini nella loro organizzazione e gestione.

Marco Bizzoni,

responsabile Lavoro PRC Lazio

10/15/2020

Un altro lavoratore è morto mentre lavorava per vivere.

 


Un altro omicidio sul lavoro si è compiuto ieri nel Lazio, sotto lo sguardo inefficiente o inerte delle istituzioni.

Rifondazione Comunista del Lazio esprime il proprio cordoglio alla famiglia di G. C. morto ieri a Fiano Romano mentre era a lavoro per poter vivere dignitosamente.

Una morte che denuncia l’inconsistenza della gran giostra di dichiarazioni mediatiche che nei mesi scorsi ha mosso i rappresentanti delle istituzioni del Lazio, con i loro vedremo, faremo, ci impegneremo. Se Assessore al lavoro, Presidente della commissione lavoro e consiglieri regionali avessero effettivamente visto, fatto e si fossero impegnati oggi, forse, non saremmo qui a piangere un nuovo morto sul lavoro.

La morte sul lavoro non può più essere considerata un incidente visto che l’86% delle imprese sono fuori norma. Responsabilità precise sono in capo ai datori di lavoro, agli appaltatori, ma anche alle istituzioni, che dovrebbero controllare la sicurezza nei luoghi di lavoro, che, però, nel corso degli anni, in ossequio a falsi risparmi e rispetto del patto di stabilità, non hanno avuto la cura di avere a disposizione strumenti efficienti di contrasto alle irregolarità nei luoghi di lavoro. Consentendo che gli ispettori del lavoro, per quanto riguarda il ministero, e gli ispettori della prevenzione, per quanto riguarda la Regione Lazio, diventassero così pochi da assicurare per ogni azienda 25 anni di impunità prima di venire controllate.

Nell’assenza di controlli, ciò che pelosamente vengono definiti incidenti, sono dei veri e propri omicidi bianchi.

Da tempo Rifondazione Comunista chiede all’assessore al lavoro della Regione Lazio di attivarsi in modo non burocratico, o formale, affinché vi sia un effettivo ripristino della possibilità di controllare le aziende irregolari e salvare la vita a molti lavoratori.


Marco Bizzoni,

responsabile lavoro PRC regionale Lazio


9/23/2020

UGL e Assodelivery non considerano nè persone, nè cittadini, i lavoratori rider

 


Ugl e Assodelivery hanno chiuso un accordo sui rider forzando la normativa. Così i lavoratori delle consegne a domicilio si sono ritrovati un contratto che invece di tutelarli, certifica per loro l’assenza di diritti, sicurezza sul lavoro e salari inadeguati.

Rifondazione Comunista ritiene che questo accordo sia inaccettabile e vada immediatamente sostituito con il pieno coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni. I lavoratori e le lavoratrici delle consegne a domicilio devono poter avere la certezza di un reddito, di contributi e previdenza e non dipendere schiavisticamente dai parametri cottimistici di un algoritmo. Devono poter avere le tutele necessarie per poter lavorare in sicurezza. Devono avere il diritto alla disconnessione e il riconoscimento del lavoro in condizioni di disagio, festivo e notturno.

In attesa di una legge che stabilisca con forza un salario minimo orario ed i diritti fondamentali su malattia, ferie, salute e sicurezza, è necessario che nella contrattazione collettiva venga stabilito un salario minimo, che non sia vincolato a nulla se non alla disponibilità già data al lavoro. Un salario minimo dignitoso che assicuri un reddito al di sopra della soglia di povertà.

I padroni vorrebbero lavoratori e le lavoratrici le cui vite siano totalmente a disposizione delle necessità delle loro aziende senza assumersi nessuna responsabilità sociale. E’ ora di dire basta al lavoro povero, ricattato, schiavizzato e riconsegnare ai lavoratori e lavoratrici rider Diritti, Tutele e Redditi adeguati alla vita nella nostra società

Rifondazione Comunista Lavoro Lazio

8/01/2020

PRC Lazio- Sanità Privata, il Lavoro c’è l’adeguamento degli stipendi NO.


Nel Lazio, la sanità privata accreditata, eroga il 40 per cento delle prestazioni utilizzando oltre 25 mila dipendenti ed assorbendo ben oltre il 50% delle risorse economiche totali destinate alla sanità dalla Regione.
Eppure malgrado la sanità privata accreditata sia un’impresa senza “rischi d’impresa,” essendo lautamente sovvenzionata con i soldi pubblici, i padroni, pardon i manager della sanità privata laica e religiosa, hanno ritenuto di non dover firmare la pre-intesa raggiunta a livello nazionale per il rinnovo di un contratto fermo da 14 anni. D’altronde il Ministro della Salute e la Conferenza delle regioni, gli aveva “solo” garantito la copertura del 50% del maggior costo costo che sarebbe emerso con la chiusura del nuovo contratto.
Da questa vicenda emerge chiaramente che i “prenditori” della sanità privata vogliano solo ricevere soldi pubblici e fare profitti speculando sulla malattia dei cittadini e sulla pelle dei lavoratori.
Rifondazione Comunista del Lazio esprime solidarietà ai lavoratori della Sanità Privata e sostegno alle loro lotte e mobilitazioni, ogni ritardo al rinnovo del contratto è un colpo mortale alla dignità professionale dei lavoratori coinvolti.
“La vicenda – afferma Marco Bizzoni, referente lavoro PRC Lazio – è strettamente connessa con
l’uscita della sanità pubblica del Lazio dal commissariamento. Infatti quel risultato è stato conseguito attraverso un arretramento del perimetro di intervento della sanità pubblica, a favore di quella privata. Un risultato che, ora è più evidente, è stato reso possibile dal sacrificio dei cittadini -utenti, dai lavoratori pubblici per la carenza di organici, è lavoratori privati che, a parità di qualifica dei lavoratori pubblici, non vedono lo stesso riconoscimento economico.”
In tutta questa drammatica vicenda la posizione della Regione Lazio e Zingaretti, viene espressa dall’Assessore alla Sanità, che alla richiesta dei sindacati di un intervento forte della Regione, balbetta di rivedere le regole sugli accreditamenti a... “livello nazionale”.
Rifondazione Comunista ricorda come nel pieno della Pandemia le strutture che si sono ritrovate sotto pressione ed hanno consentito il superamento della crisi sono state quelle pubbliche. Mentre molte delle strutture sanitarie private, invece di luoghi di cura, si sono trasformate per la sete di profitto dei loro proprietari in focolai di infezione.
La lezione che dovremmo cogliere è quella della necessità del potenziamento e rilancio della sanità pubblica, che deve riassorbire prestazioni e personale sanitario dalla metastasi della sanità privata.
I principi che bisogna seguire per aiutare i lavoratori della sanità privata sono semplici e si ritrovano in Costituzione. La salute non è una merce ma un diritto e a pari lavoro pari diritti.
PRC Regionale Lazio

6/01/2020

Non c’è più tempo, #Reddito subito per tutti\e!

Venerdì 29, a Roma, al Ministero dell’Economia e della Finanza si è svolto il presidio per rivendicare un reddito di base per tutti e per tutte, sulla base del documento elaborato dai promotori della rete per il “Reddito di quarantena nel Lazio”. La giornata di lotta, malgrado sia stata funestata dal maltempo non si è fermata, ma si è svolta con la presenza di molte associazioni, reti, sostenitori del reddito di base e naturalmente di Rifondazione Comunista.
“Nessuno resterà indietro, nessuno verrà lasciato solo” per mesi il Governo ci ha martellato con queste frasi ad ogni conferenza stampa. Tuttavia i soldi previsti dai decreti, che dovevano risolvere i problemi economici dei lavoratori e dei senza lavoro, ancora oggi stentano ad arrivare ai molti che ne hanno bisogno. Mentre per le multinazionali, i padroni e le imprese dai grandi fatturati i soldi sono arrivati subito senza porre condizioni e verificarne l’effettiva necessità. Tanto che l’IRAP è stata eliminata di netto sia per chi ha dovuto chiudere sia per le aziende che hanno continuato a lavorare, e quindi a guadagnare, anche nel corso del Lockdown.
Al centro della piattaforma di convocazione dell’iniziativa la richiesta di un superamento dello spezzatino di interventi governativi, che prevedono pochi soldi per le persone, in ritardo, per poco tempo, ed a volte in modi umilianti e la forte richiesta di una misura di welfare universale, individuale, senza condizioni di esclusione, che possa essere richiesto da tutte e tutti coloro che per qualsiasi motivo si ritrovino senza reddito.
Gli interventi dei partecipanti che si sono succeduti sotto al MEF non solo hanno denunciato l’inadeguatezza degli interventi presi fino ad ora dal governo, ma hanno mostrato una nuova maturità sociale. Esprimendo la consapevolezza dell’insufficienza di ogni soggetto, rinchiuso nell’ambito del proprio particolare ambito di intervento, nel poter fornire risposte efficaci e della necessità di costruire una rete, una coalizione tra tutte le realtà sociali. Perchè non vi è soluzione possibile che non tenga insieme:il diritto al reddito, con il diritto all’abitare, quello ai servizi essenziali, alla regolarizzazione dei migranti, alla tutela dei lavoratori dipendenti, a termine, indipendenti, esternalizzati, in affitto, autonomi, atipici, intermittenti, precari, in nero e a chi il lavoro vorrebbe averlo.
È giunta l’ora di intervenire con forza sui meccanismi che generano le povertà è giunta l’ora di attivarsi affinché veramente nessuno, più, resti indietro. Il presidio è stato un primo momento dei questa lotta, che proseguirà e che deve allargarsi anche ad altre realtà che nel corso di questi mesi sono intervenute nel prendersi cura di quanti sono stati e sono in difficoltà con azioni di sostegno autorganizzato. È Proprio da questa autorganizzazione, che può crescere quella coalizione sociale in grado di sviluppare una massa critica in grado di farsi ascoltare e di indirizzare le scelte delle istituzioni. Non c’è più tempo! Per le vostre misure insufficienti, si è detto al Governo nel presidio. Il tempo è ora! Risponde il Partito della Rifondazione Comunista che a partire dal tema del “Reddito per tutti\e” e dove prendere le risorse, ha lanciando la sua campagna sociale. Indicando ai lavoratori che i soldi ci sono. Bisogna farseli dare dalla Banca Centrale Europea, nel modo in cui nella crisi economica del 2008 furono dati alle banche e bisogna prenderli dalle tasche di padroni con una Tassazione Patrimoniale.
Marco Bizzoni
Referente PRC Lazio Lavoro

5/18/2020

#PRC #Roma: il #Comune intervenga con veri aiuti per piccoli #negozi, #artigiani, #dipendenti e non senza lavoro e #invisibili della città.


Fino a quando è stato in vigore il lockdown ci siamo sentiti tutti romanticamente uguali, coesi nel combattere la pandemia, uniti nella la stessa situazione.
Come Partito della Rifondazione Comunista già in quei giorni abbiamo denunciato la natura di classe intrinseca alla quarantena e ci siamo attivati costruendo strumenti a disposizione dei lavoratori. Sportelli di consulenza virtuale: sul lavoro, la casa, la salute; raccolta e distribuzione di generi alimentari, da soli e con altre associazioni. Proposte attraverso cui le istituzioni, municipi, comune, regione sarebbero potute intervenire con maggiore rapidità ed efficacia nei confronti del disagio economico che, malgrado tanti proclami televisivi di Conte, Zingaretti e Raggi continua a non ricevere risposte adeguate.
È necessario che si smetta di parlare di soldi e si mettano concretamente, soldi immediati e non prestiti a disposizione dei lavoratori. Per far ciò è necessario che la Banca Centrale Europea, faccia quello che stanno facendo le banche centrali in Cina, Usa, Giappone. Finanziando le spese degli Stati membri, necessarie ad affrontare la crisi sanitaria e sociale del Coronavirus, con prestiti a tassi zero o negativi e con anticipi non rimborsabili, sotto forma di titoli a 100 anni non negoziabili sui mercati come consentito dal trattato di Lisbona. Questo, insieme ad una Patrimoniale sui grandissimi patrimoni. Consentirà che: “Tutto andrà bene” e “niente sarà come prima”.
Tuttavia, nel frattempo, quella retorica della quarantena che ha trasfigurato un privilegio di classe presentandolo come destino comune, rassicurando chi improvvisamente si è ritrovato senza reddito. Si sgretola dopo pochi giorni di parziale riapertura di alcune attività economiche, mettendo in luce il velo ideologico costruito dalla stampa dominante. Mentre molti lavoratori sono ancora in cassa integrazione, che ancora non è stata loro erogata materialmente. Mentre molte piccolissime imprese commerciali e artigiane, prevalentemente a carattere familiare, attendono ancora di ricevere degli aiuti che permettano loro di sostenere i costi della forzata inattività, e sono in attesa di capire quando e come poter riaprire. Alcune attività della ristorazione e bar della Capitale, sfruttano il momento propizio della parziale riapertura del servizio da asporto, per mettere in atto la consueta pratica di evasione contributiva, richiamando al lavoro in nero, gli stessi dipendenti che hanno messo in cassa integrazione. Questi imprenditori disonesti, che spesso dichiarano redditi inferiori a quelle dei propri dipendenti, mentre chiedono aiuti per l’impresa evadono i contributi e la loro furbizia viene pagata da tutti gli imprenditori onesti e dai lavoratori, assorbendo comunque risorse destinate al sostegno di piccoli negozianti, artigiani e microimprese con una riduzione dei fondi a disposizione per tutta la categoria.
Rifondazione Comunista chiede che il Comune di Roma si impegni per mettere fine a queste malepratiche revocando, per le imprese in cui siano riscontrate illiceità contributive, tutte le misure di aiuto previsto.
Nello stesso tempo chiediamo alla Sindaca Raggi, un intervento più incisivo, di supporto e aiuto soprattutto alle imprese commerciali e artigianali in cui lavoratori e titolari coincidano, un intervento sostanziale nei confronti di quanti ad oggi sono ancora in cassa integrazione o senza lavoro ed un aiuto agli invisibili delle occupazioni abitative e delle realtà sociali più emarginate.
Commissione Lavoro, PRC ROMA

5/06/2020

Bizzoni (PRC-SeLazio) – La morte sul lavoro non è mai un incidente.


É stata sufficiente una deroga al lockdown ed una parziale riapertura delle attività lavorative per ottenere il drammatico risultato di due morti sul lavoro; nei giorni scorsi a Frosinone ed oggi a Tivoli. In questo triste momento il Partito della Rifondazione Comunista esprime la propria vicinanza e le condoglianze alla famiglia del lavoratore morto stamattina a Case Rosse dove era andato a lavorare. In questi pochi giorni di ripresa delle attività economiche, due lavoratori usciti di casa per guadagnarsi da vivere non sono più rientrati, tutto ciò è inaccettabile. Quando si muore sul lavoro non è mai un Incidente. Il lavoro uccide quando deve essere svolto a certi ritmi, a certe condizioni, con strumenti non adeguati.La morte sul lavoro è il risultato di decisioni prese dalle aziende,che i lavoratori sono costretti a rispettare. La morte sul lavoro è il frutto dell’assenza di controlli da parte dell’ispettorato territoriale del lavoro e dei servizi di prevenzione sicurezza lavoro delle ASL e quindi, in ultima analisi, delle decisioni politiche del Ministero del Lavoro e della Regione Lazio che, invece di potenziare il rispettivo personale ispettivo, mantengono gli organici costantemente sottodimensionati. All’assessore al Lavoro della Regione Lazio diciamo che la riconvocazione della Task Force sulla vigilanza in materia di sicurezza non è sufficiente, i lavoratori morti sul lavoro da quando è stata istituita sono lì a dimostrarlo.All’assessore alla Sanità chiediamo di ripristinare i livelli di organici e mezzi dei servizi di prevenzione e salute sul lavoro.E ora che la Regione Lazio metta in atto azioni concrete di contrasto delle morti sul lavoro che non si limitino al finanziamento delle aziende affinché facciano ciò che è loro dovere.

Marco Bizzoni,
PRC Lazio referente per il Lavoro

4/16/2020

Sciopero AMA. La Sindaca Raggi consenta ai lavoratori di poter lavorare in sicurezza

Il Partito della Rifondazione Comunista è solidale con i lavoratori AMA che il 20 aprile sciopereranno perché vogliono poter lavorare in sicurezza.

In questi giorni di difficoltà, mentre il Paese è unito nello sforzo di superare la crisi dovuta ai contagi della pandemia e lentamente calano le infezioni, i lavoratori AMA con senso di responsabilità, visto il carattere di essenzialità del loro lavoro, hanno garantito la pulizia della città.

Malgrado il loro impegno, le condizioni in cui sono costretti a lavorare non garantiscono la loro incolumità. L’amministratore delegato sembra più attento agli indici economici dell’azienda che alla salute dei suoi lavoratori: assenza di sanificazioni, docce chiuse, dpi inadeguati ed insufficienti. Il tutto accompagnato da minacce e contestazioni disciplinari per chi pretende di tutelare la propria salute, tutto ciò mentre, in assenza di un accordo sulla produttività, elargisce unilateralmente consistenti aumenti a quadri e dirigenti a lui vicini e annuncia che per i lavoratori vuole ricorrere alla cassa integrazione speciale prevista per le aziende che devono restare chiuse per contenere il Covid-19.

Già nei giorni scorsi i lavoratori avevano denunciato questa realtà, ma non hanno avuto la minima considerazione da parte della Sindaca Raggi. Come se i dipendenti AMA, oltre che suoi lavoratori, non siano anche loro cittadini da tutelare dall’infezione del Covid19.

Rifondazione Comunista chiede alla Sindaca Raggi di farsi carico e di rispondere positivamente al più presto alla richiesta di tutela del lavoro espressa dai lavoratori AMA.

I cittadini di Roma non meritano di ritrovarsi con la città sporca per l’arroganza di un amministratore delegato che antepone le proprie esigenze a quelle del benessere dei lavoratori e della comunità. Sta alla Sindaca impedire che ciò avvenga.

PRC Lazio