circoli PRC dei comuni di:
Albano, Ariccia, Genzano, Nemi, Lanuvio, Velletri, Nettuno, Anzio, Ardea, Pomezia, Castelgandolfo, Marino, Grottaferrata, Frascati, Monteporzio, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora, S. Cesareo, Zagarolo, Cave, Genazzano, Palestrina, Labico, Artena, Colleferro, Segni, Montelanico.

6/11/2015

Ordine del giorno sulla scuola approvato dal Comitato Politico Nazionale

L’accelerazione che Renzi ha impresso alle politiche neoliberiste in ogni campo, si realizza in questi giorni nel tentativo di far passare in Parlamento e nell’opinione pubblica un disegno di legge con l’accattivante titolo della “Buona Scuola”. In realtà questo disegno di legge prepara la fine della scuola della Repubblica e della Costituzione, di quella istituzione statale che Calamandrei aveva definito il IV° organo costituzionale, quello più in grado di realizzare l’art.3 della Costituzione, cioè la rimozione delle disuguaglianze.
Il disegno di legge:
1) Mette una logica aziendalistica al centro del sistema scolastico, affidato a un preside-manager dotato di poteri enormi sia per la gestione del personale che per gli stessi contenuti della didattica, con il definitivo azzeramento delle prerogative degli organi collegiali, ridotti ad organismi da “sentire” o da “consultare”.
2) Azzera le pratiche di partecipazione, cooperazione e collegialità che sono state il tratto qualitativo della scuola italiana, e per questo considerate pericolosi impacci da liquidare, come in generale i diritti e la democrazia.
3) Si rendono subalterni, interi pezzi dell’istruzione superiore, alle esigenze delle imprese, con l’esaltazione e la generalizzazione dell’alternanza scuola-lavoro
4) Prevede l’ennesima incostituzionale elargizione di fondi alle scuole paritarie. Altri 200 milioni di euro che si aggiungono al fiume di denaro che, direttamente o indirettamente, Stato, Regioni ed Enti Locali versano nelle casse delle scuole private. Allo stesso tempo si appresta ad affidare il sostegno economico alle scuole statali al 5 x mille – momentaneamente stralciato ma che il Governo ha dichiarato di voler ripresentare nella Legge di stabilità – con tutte le disuguaglianze che questo comporta.
5) Prevede l’assunzione di un numero di precari sempre insufficiente in rapporto alle disponibilità dei posti e alle necessità. Oltre tutto questo provvedimento assume il carattere di ignobile ricatto se non viene scorporato dal disegno di legge sulla “Buona Scuola”.
6) L’accanimento contro i precari si esercita anche nel comma, contro cui abbiamo prodotto un’interrogazione al Parlamento europeo, che escluderebbe da ogni tipo di supplenza chi ha raggiunto 36 mesi di anzianità.
7) Ricorre alla delega, per una quantità infinita di materie importanti senza indicazioni precise dei limiti della delega stessa, senza ulteriori passaggi parlamentari, tantomeno per gli organismi di tutela e controllo della scuola .
Contro questo disegno distruttivo si è sollevato un grande movimento di massa per la difesa della scuola pubblica, arricchito dalle esperienze acquisite nelle lotte contro la Gelmini e la Moratti, ma ancora più esteso, più reattivo, più capace di mobilitare i vari ordini di scuola, gli studenti, i genitori e i cittadini. Questo movimento, preceduto da elezioni delle RSU molto partecipate, ha prodotto un’inedita convergenza sindacale. Dopo lo sciopero del 5 maggio, il riuscito boicottaggio delle prove Invalsi e il passaggio della legge alla Camera, che con tratto autoritario e arrogante nulla ha raccolto delle critiche ampie e motivate all’impianto della legge, il movimento è cresciuto e si è dato appuntamenti nei prossimi giorni nelle piazze e nelle scuole, anche con l’impegno dello sciopero degli scrutini. Ha l’obiettivo di fermare l’approvazione di questa legge, ma già si attrezza e discute sul dopo voto e sul possibile referendum abrogativo. Al disegno di Legge Giannini si contrappone il testo della LIP, una legge d’iniziativa popolare elaborata dal movimento contro la Moratti, depositato allora dai nostri parlamentari e riconsegnato recentemente dal comitato promotore, di cui facciamo parte, all’iniziativa di un gruppo di parlamentari.
Molte e molti nostre/i iscritte/i sono impegnati in questo grande movimento come RSU, come quadri dei sindacati della scuola, come rappresentanti dei genitori, nelle reti dei movimenti territoriali di difesa della scuola pubblica, ma il Partito tutto deve fare un salto di qualità nell’assumere questa battaglia contro la “mala scuola di Renzi”, sostenere il ruolo che questo movimento ha assunto e che potrà favorire la partita più vasta della costruzione della sinistra alternativa.
Nel concreto il Partito deve impegnarsi su questo tema con una campagna specifica e articolata:
1) Contribuire alla mobilitazione contro la controriforma Giannini, che sarà al vaglio del Senato, moltiplicando i presidi, l’informazione critica; appoggiare lo sciopero degli scrutini che i docenti stanno preparando, avendo cura di sollecitare la solidarietà di studenti e genitori intorno a questa forma di lotta che Renzi e la stampa tentano di demonizzare. La nostra rete delle Federazioni e dei Circoli può fare vivere ed estendere questa lotta anche nei territori non metropolitani.
2) Utilizzare le feste di Rifondazione per illustrare le ragioni della contrarietà alla controriforma Giannini, facendo di questa lotta e della nostra idea di scuola uno dei tratti riconoscibili del nostro profilo politico.
3) Valorizzare l’interrogazione che Eleonora Forenza ha presentato al Parlamento Europeo, per denunciare la norma “ammazza precari” contenuta nel DDL, per interloquire con le varie organizzazioni dei precari della scuola contribuendo al superamento delle loro divisioni, unificando il terreno della lotta comune per la stabilizzazione del posto di lavoro.
Il dipartimento Scuola al più presto metterà a disposizione un volantino per la propaganda di massa, una relazione articolata di critica al DDl Giannini e l’illustrazione sintetica della nostra proposta alternativa.

Giovanna Capelli
Loredana Fraleone
Luca Cangemi
Tonia Guerra
Marco Bizzoni

6/01/2015

Labico, Mercoledì 3 giugno, le voci di coloro che la scuola la fanno

Evento chiarificatore sul DDL "La buona scuola". Ne parleremo insieme mettendo in risalto ciò che di questo DDL non va e cosa invece chiedono i docenti. Mercoledì 3 giugno, alle ore 17,30, a Labico, Palazzo Giuliani. Ascolteremo soprattutto le voci di coloro che la scuola la fanno e che lavorano per la buona scuola.

5/22/2015

Migranti ai Castelli: "restiamo umani"!

La Prefettura di Roma ha comunicato nei giorni scorsi l'obbligo per ogni Comune di accogliere alcuni migranti richiedenti asilo in strutture comunali (qualche decina per comune, in media), in modo tale da poter evitare gli accentramenti in condizioni inumane che hanno finora caratterizzato l'accoglienza dei richiedenti asilo a livello nazionale.
Nel fare le pentole, tuttavia, la Prefettura ha tralasciato di fare anche i coperchi, visto come i singoli Comuni sono stati gettati in mezzo a questa emergenza: da un lato lasciandoli soli nel cercare risorse da grattare via dai bilanci comunali, dissanguati dalle politiche di continui tagli da parte del governo centrale; dall'altro, lasciando piena agibilità ai soliti demagogici contestatori che possono scatenare la loro paura del diverso sulle poche decine di esseri umani che avranno la sventura di capitargli a tiro. Come è quasi successo a Genzano, dove Forza Nuova aveva indetto una manifestazione contro i migranti; come è successo e sta succedendo a Marino, dove il malcontento di alcuni cittadini è stato cavalcato e gonfiato portando alla distruzione di appartamenti destinati ad accogliere altre persone. In quest'ultimo caso, è grave che l'Amministrazione comunale di Marino si sia schierata con chi sta impedendo l'accoglienza dei migranti: forse dopo le notissime vicende giudiziarie ha ben pensato di provare a rifarsi una verginità politica abdicando ai propri doveri amministrativi.
Il nostro invito alla cittadinanza è quello che ci ha insegnato Vittorio Arrigoni: "restiamo umani", ed esercitiamo i nostri doveri di ospitalità verso persone, spesso bambini, che per sfuggire a guerre e regimi totalitari hanno affrontato disavventure ben peggiori dei nostri facinorosi demagoghi.

Andrea Porru
Segreteria PRC Castelli Litoranea Colleferro

4/14/2015

Rilanciare il Partito e unire la sinistra antiliberista

il documento approvato 

 IV Conferenza nazionale di organizzazione di Rifondazione Comunista

La IV Conferenza di Organizzazione di Rifondazione Comunista valuta positivamente il percorso che, ha prodotto un ampio dibattito nei circoli, nelle federazioni e nelle conferenze regionali, coinvolgendo iscritti e iscritte e gruppi dirigenti territoriali che hanno messo in relazione l’attuale funzionamento del Partito, i compiti che discendono dalla sua linea politica e le direttrici che rilancino il partito superando inadeguatezze e fragilità, prospettando la necessità di un grande cambiamento per una nuova Rifondazione comunista.
Il percorso della conferenza è stato anche un’autoinchiesta sul partito, sugli aspetti di criticità che lo attraversano territorialmente e nazionalmente, che richiedono un cambio di passo collettivo, un salto di qualità, un rilancio della nostra impresa comune: il partito e il progetto della rifondazione comunista sono attuali, e più necessari oggi di ieri. Per questo motivo non possiamo attestarci sulla “resistenza comunista”, né sulla semplice rassicurazione che ci saremo per l’oggi e per il domani. Vogliamo praticare l’obiettivo di essere utili alla costruzione dell’alternativa di società, del movimento reale, concretamente, oggi.
La Conferenza sottolinea la novità della fase: dopo la positiva esperienza della lista unitaria alle elezioni europee, la vittoria di Syriza in Grecia, la palese sconfitta di ogni ipotesi politica di centrosinistra, tesa a condizionare da sinistra il PD, la ripresa di elementi di mobilitazione sociale, aprono concretamente la possibilità di dar vita in Italia ad un soggetto antiliberista, unitario e plurale, che tendenzialmente si deve anche assumere il compito della rappresentanza istituzionale a sinistra. Le analisi e le proposte, che negli anni scorsi caratterizzavano solo il nostro punto di vista, diventano oggi processi reali che vivono nello scenario politico italiano e animano l’immaginario e il desiderio della sinistra diffusa. Questo vale per la prospettiva di costruire un soggetto antiliberista e di massa in Italia, per la centralità del riferimento al GUE e alla Sinistra Europea e per le pratiche sociali come il mutualismo, che da tempo abbiamo assunto come uno degli elementi che devono costituire la nostra prassi.
Per il Partito della Rifondazione Comunista in questa fase due sono gli obiettivi centrali:
a) In primo luogo la costruzione di un grande movimento di massa contro l’austerità in Italia come in tutta Europa. E’ questa la parola d’ordine lanciata dalla Sinistra Europea e corrisponde alle esigenze della fase: affiancare il governo Greco nella battaglia contro l’austerità unendo le forze e impedendo l’isolamento di quell’esperienza. In Italia le condizioni sono oggi più favorevoli, dopo la mobilitazione del 25 ottobre e lo sciopero generale della CGIL, che già ha segnato una rottura del suo rapporto storico con il PD, arriva la proposta di Landini di una Coalizione sociale che unisca movimenti, associazioni, sindacati in una lotta comune contro l’austerità. Consideriamo molto positiva questa proposta e siamo anche noi impegnati in tutti i territori a costruire un vasto fronte contro l’austerità che coinvolga tutti i soggetti sociali, culturali e sindacali disponibili. La costruzione del movimento contro l’austerità costituisce quindi il cerchio più ampio della nostra attività.
b) La costruzione di una soggettività unitaria della sinistra, alternativa al PD e al PSE, costruita in forme democratiche e non pattizie, aperta, immersa nelle pratiche sociali e nelle esperienze di autorganizzazione, capace di collegare e fare interloquire tra loro vari tipi di militanza e di esperienze politiche e sociali, di dare vita a una rappresentanza unitaria della sinistra antiliberista sul piano istituzionale. Questa prospettiva è avanzata e ha preso corpo nello scenario politico, sul piano dell’immaginario come meta necessaria, nell’interlocuzione con vari soggetti e nei fatti dentro la proposta dell’Altra Europa, che rappresenta il motore propulsore di questo progetto e che la settimana prossima vede un’importante Assemblea con funzione costituente, alla quale invitiamo i compagni e le compagne a partecipare.
Al fine di realizzare questi due obiettivi di fase, abbiamo assoluta necessità di un rafforzamento di Rifondazione Comunista e di un rilancio forte del partito sia sul piano politico/culturale che organizzativo. La costruzione di un fronte antiausterità e di una sinistra antiliberista, lungi dall’assorbire il ruolo di Rifondazione Comunista, saranno possibili solo grazie al protagonismo e al pieno dispiegarsi della sua soggettività.
I terreni principali su cui si deve sviluppare l’azione e l’elaborazione del partito sono i seguenti :
- I vari aspetti della lotta per l’egemonia. Il lavoro analitico di decostruzione della convinzione comune sulla naturalità dell’ordine neoliberista e patriarcale e della sua gestione della crisi, l’idea che non esistono più le classi sociali. L’altro livello è costituito dalla proposta chiara del Socialismo del XXI° secolo, quale strada per uscire dalla crisi del capitale. La sua incapacità di uscirne produce povertà e sfruttamento, mentre l’immensa ricchezza che oggi abbiamo a disposizione pone il tema del superamento del capitalismo e della legge del valore, attraverso una redistribuzione della ricchezza, del lavoro, del potere e una riconversione culturale, ambientale e sociale dell’economia. Dentro la crisi del capitale è matura l’alternativa di società e questa è la nostra proposta: il superamento del capitalismo nella direzione del Socialismo del XXI secolo. Il progetto della Rifondazione Comunista richiede, dunque, una messa al lavoro del partito come intellettuale collettivo per un lavoro di elaborazione e proposta sulla rifondazione, su un’idea di comunismo all’altezza di questa fase del capitalismo, sulle forme della politica e dell’organizzazione del conflitto.
- La proposta di lavorare per unificare ciò che il capitalismo divide trovando obiettivi e linguaggi comuni fra soggettività e movimenti critici per contrastare la frantumazione dei soggetti e dei conflitti, che non trovano momenti automatici di ricomposizione. Il ruolo del Partito della Rifondazione Comunista è di operare per l’unificazione evitando di diventare esso stesso un frammento fra gli altri.
- La valorizzazione delle pratiche di difesa dei diritti, delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari attraverso il conflitto, il mutualismo, la costruzione di pratiche di solidarietà concreta. La ripresa di pratiche di conflitto, di forme di autorganizzazione sociale, anche connesse in rete come l’esperienza del “comune sociale” sono decisive per permettere il costituirsi di una soggettività antagonista, che prendendo coscienza del proprio ruolo sociale sappia rompere il senso d’impotenza e d’isolamento che oggi caratterizza la nostra società. Il percorso di liberazione ed emancipazione sociale non può essere che il frutto della maturazione di una soggettività che cresce attraverso le proprie pratiche.
La costruzione politica di questi terreni richiede anche che ci dotiamo degli strumenti organizzativi per concretizzarli.
La Conferenza di Organizzazione impegna la Direzione a:
a) Organizzare entro il 2015, come scadenza di tutto il partito, le Conferenze regionali delle lavoratrici e dei lavoratori: per il diritto al lavoro e i diritti del lavoro. Conferenze che si pongano l’obiettivo di rilanciare il radicamento nei luoghi di lavoro, costruire coordinamenti permanenti, che intercettino i processi di frammentazione, la precarietà, il non lavoro, con una piattaforma di ricomposizione. Coordinamenti capaci d’individuare obiettivi e vertenze, per la costruzione della massima unità d’azione fra le reali esperienze di lotta presenti nel territorio, dei compagni e delle compagne impegnati nel sindacato.
b) Organizzare dai livelli regionali o interregionali scuole di formazione politica da tenersi entro ottobre 2015. Dalla settimana prossima è accessibile sul sito del Partito il link sulla formazione che metterà a disposizione documenti e materiale utile alla formazione e all’autoformazione. La Segreteria e la direzione Nazionale attiveranno relazioni con università, fondazioni, enti di ricerca, gruppi d’intellettuali, che ci permettano non solo di fare opera di divulgazione, ma anche di organizzare momenti di elaborazione e di ricerca, di essere connessi con il mondo della ricerca scientifica.
c) Rendere operativi tutti i dipartimenti, diffondendo il loro programma ed eventuali progetti, valorizzando le competenze dei territori e organizzando strutture a rete anche con compagni e compagne non iscritte/i. Occorre supportare il progetto del “comune sociale” così come si sta sviluppando nel centro nord.
d) Costituire un gruppo di lavoro che prepari una grande assemblea sulla questione di genere non solo di donne ,cercando interlocuzioni con i movimenti e con i femminismi che, oltre alle tematiche sempre centrali dell’autodeterminazione e delle violenze contro le donne, si interroghino sul rapporto con la crisi e la trasformazione delle soggettività, con la prospettiva di ricostituire nel Partito un luogo di confronto e di pratica delle femministe che condividono la necessità del superamento del capitalismo connessa alla lotta contro il patriarcato e di mettere a tema il carattere monosessuato del Partito e avviare la ricerca per un partito sessuato.
e) Costituire un gruppo di lavoro che prepari una conferenza sul mezzogiorno, che rifletta sui termini attuali della questione meridionale, connessa con la dimensione europea e mediterranea, e rafforzi la costruzione di relazioni con i movimenti, con i conflitti ambientali, e produca un radicamento sociale.
f ) Costituire un gruppo di lavoro che si confronti e operi sul tema della comunicazione interna ed esterna al partito, utilizzando tutte le competenze e i saperi specifici, a partire dai contributi al giornale che molto presto sarà online. Questo gruppo di lavoro avrà anche il compito di razionalizzare e accelerare la comunicazione interna e le informazioni di Partito, (favorendo così anche la partecipazione) di trovare dei format riconoscibili e univoci nella comunicazione esterna delle nostre posizioni.
A partire da ciò la IV Conferenza di Organizzazione chiede a tutte le strutture del Partito a tutte e tutti le iscritte e gli iscritti uno sforzo straordinario per:
- Rilanciare il tesseramento con l’obiettivo di crescere del 10/% rispetto al 2014 arrivando all’obiettivo di 22.000 iscritti.
- Realizzare l’autonomia economica del Partito con l’approvazione di bilanci – a tutti i livelli – che fissino obiettivi concreti di autofinanziamento, con una campagna straordinaria per il 2 per mille in occasione della dichiarazione dei redditi – indicando il codice L19 corrispondente al nostro Partito – e per la sottoscrizione dei versamenti automatici dal conto corrente bancario verso quello del PRC IT 16 C 07601 03200 000039326004 (Rid), a partire dai compagni e dalle compagne della Segreteria, della Direzione, del CPN e dei gruppi dirigenti territoriali.
– Riorganizzare l’attività dei circoli e delle Federazioni trasformando l’attività politica dei nostri iscritti e iscritte, facendo di ogni militante un attivista, indirizzandolo e coinvolgendolo nella partecipazione, nella promozione di lotte e battaglie sociali e nella pratica del partito sociale.
- Riorganizzare le nostre strutture territoriali in base alla disponibilità di militanti e alla loro connotazione culturale e sociale.
- Costituire a ogni livello gruppi di lavoro per l’autofinanziamento.
- Cogliere l’occasione delle feste di Liberazione per organizzare la solidarietà con la Grecia.
La Conferenza di Organizzazione sollecita l’impegno alla partecipazione alle manifestazioni per il 70° anniversario della Liberazione.
Documento approvato a larga maggioranza dalla Conferenza.
Roma 12/4/2015

4/09/2015

PRC Marino, Silvagni si dimetta!

Se le notizie pubblicate sui maggiori giornali dovessero essere confermate
e le accuse a carico di  Silvagni rivelarsi fondate ne emergerebbe un
quadro di una gravità inaudita.

Le gravi accuse nei confronti di Fabio Silvagni non sono troppo dissimili
da quanto sta avvenendo a Ischia con la giunta di centro-sinistra o agli
scandali che in questi anni hanno interessato bipartisan varie giunte ed
amministrazioni (Expo, Mose, TAV) e, se confermate, darebbero l'ennesima
dimostrazione di come, sempre di più, spetta ai cittadini riprendere in
mano il timone della politica: partecipazione e socializzazione sono i
principali strumenti per arginare una deriva che favorisce l'aggravarsi
delle condizioni di vita delle persone: l'illegalità e la corruzione sono
conseguenze dirette del sistema capitalista, la sua marcescenza contagia
direttamente ogni cosa che tocca; il potere nelle mani del popolo ed il
superamento di questo sistema sono gli unici antidoti in grado di fare
pulizia.

Per queste ragioni il Partito della Rifondazione Comunista mai ha cercato
in questi anni aperture, collaborazioni o concertazioni con
l'amministrazione attuale, o passata, di centro-destra: quando un sistema
risulta irriformabile, non rappresentativo, se non addirittura nocivo, del
benessere dei cittadini solo la lotta, lo scontro politico diretto e senza
deviazioni opportunistiche, può condurre al suo superamento e alla sua
sconfitta.

Riteniamo che oggi non è il "cambiamento" che si deve chiedere alla
politica ma una vera rivoluzione della modalità della politica di porsi nei
confronti degli elettori.
Con questa coerenza chiediamo che:

·         Fabio Silvagni si dimetta immediatamente dalla carica di Sindaco
di Marino

·         Vengano annullate tutte le delibere e le scelte che la giunta ha
effettuato in questo anno di amministrazione

·         Vengano bloccati appalti, lavori e concessioni di edificazione

·         Si attui un reale sistema di trasparenza sulle attività di chi,
una volta eletto, dovrebbe rappresentare le cittadine ed i cittadini

·         Si riporti immediatamente nelle mani dei cittadini la scelta su
chi debba amministrarli

·         Si costruisca un'assemblea permanente di cittadine e cittadini
che rappresenti gli interessi di tutti e che svolga il ruolo di controllo
nei confronti di chi viene eletto